Allerta GIALLA idrogeologica per piogge diffuse e temporali dalle ore 04,00 alle ore 15,00 di martedì 23 aprile

Il Centro Funzionale Meteo Idrologico di Protezione Civile della Regione Liguria ha emesso lo stato di allerta GIALLA per piogge diffuse e temporali sul territorio del Comune di Genova dalle ore 04,00 alle ore 15,00 di martedì 23 aprile.

Tutte le ordinanze e le norme di autoprotezione sono disponibili all'indirizzo: www.comune.genova.it/servizi/protezionecivile

LE DISPOSIZIONI DEL COC (Centro Operativo Comunale)

 

 

L'affidamento familiare a Genova

Contenuto

Attualmente a Genova sono in affidamento  più di 300 bambini e ragazzi. Sono tuttavia ancora molti i bambini che non hanno trovato una famiglia pronta ad accoglierli, in attesa che i problemi a casa si attenuino o si risolvano. Per questi bambini l'unica alternativa è una struttura comunitaria che per quanto attenta alla loro crescita e ai loro bisogni non può creare l'intimità di rapporti e il calore di una famiglia .
Ogni anno si attivano circa 40-50 affidi nuovi; per questo c'è bisogno ogni anno della disponibilità di  nuove famiglie.

Il Comune di Genova accoglie le indicazioni e le direttive della legge 184/83, così come modificate dalla legge 149/2001. A tal fine promuove e sostiene l’affidamento familiare quale strumento privilegiato di intervento di aiuto e tutela verso il minore e la sua famiglia, quando questa si trovi temporaneamente nell’impossibilità di assicurare un adeguato sviluppo psicofisico e non siano sufficienti gli interventi tesi al mantenimento del minore nel suo nucleo di appartenenza.
Il ruolo della Magistratura è essenziale nella definizione dei percorsi di affidamento familiare:qualsiasi procedura d’affido residenziale deve essere comunicata alla rispettiva Autorità Giudiziaria (Giudice Tutelare o Tribunale per i Minorenni, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2 dell’art.4 della legge 149/2001). L’affido consensuale, disposto dal Servizio Sociale con il consenso dei genitori o del tutore, viene reso esecutivo dal Giudice Tutelare (comma 1), l’affido giudiziale viene avviato dal Servizio Sociale a seguito di provvedimento del Tribunale per i Minorenni, indipendentemente dal consenso o meno della famiglia di origine (comma 2).
Il progetto d’affidamento familiare va predisposto, avendo come ottica la centratura sui bisogni del bambino, tenendo conto degli elementi diagnostici sulla famiglia e sul minore, raccolti con un’ottica multifocale, e delle valutazioni prognostiche relative alla recuperabilità della famiglia d’origine.
Qualsiasi progetto d’affidamento viene attivato e gestito all’insegna della massima collaborazione  tra operatori di base e  il Servizio Affidi integrato Comune-ASL3 genovese.

Un po’ di storia

L’affidamento familiare a Genova ha una lunga storia: la nostra città l’ha introdotto e regolamentato, tra i primi Comuni in Italia, già nel 1978, con l’istituzione dei consultori familiari e come riconversione dell’istituto del “baliatico” previsto dall’ex ONMI. Successivamente, e per 16 anni (dal 1980 al 1996), l’affido è stato gestito dalle Unità Sanitarie Locali, cui il Comune di Genova aveva affidato in gestione le competenze sociali. Nel 1996, con la ripresa delle funzioni sociali da parte del Comune, lo strumento dell’affidamento viene rilanciato attraverso la creazione di una struttura organizzativa, quale supporto ai complessi processi gestionali e garanzia di continuità.
Il cammino fatto negli anni è stato notevole e colloca il Comune di Genova tra i più attivi e attenti a questo strumento: nei primi anni 80 si contavano qualche decina di affidamenti e alla fine  il loro numero oscillava tra i 60 e gli 80. Nel ‘95, anno in cui è stato organizzato il Convegno nazionale “L’affido familiare oggi: una ricerca per ridefinire la rotta”, avevano raggiunto quota 120-130.
Oggi si conta una media superiore ai 300 affidamenti annui. Tra questi, si registra un aumento degli affidi di neonati, rispetto ai quali è stato attivato un intervento specifico.
In parallelo, è cresciuta la famiglia delle famiglie affidatarie, oggi particolarmente numerosa, anche grazie al lavoro delle Associazioni.

L'organizzazione del Servizio Affidi a Genova

Il Servizio Affidi è gestito dal Comune di Genova secondo quanto disposto dall’art.4 della L.184/ ’83 c.m. dalla L.149/ ’01 attraverso la Direzione Politiche Sociali, gli ATS ( Ambiti Territoriali Sociali) e l’UCST ( Ufficio Cittadini Senza Territorio), in integrazione con i Servizi Sanitari della Asl 3 genovese.

Costituiscono il Servizio Affidi:
- la  Responsabile del Servizio per il  Comune ;
- gli Assistenti Sociali e Educatori Professionali comunali referenti per l’affido che operano presso gli ATS e l’UCST;
- la Psicologa ASL dedicata all’affido;
- le Psicologhe comunali referenti dei gruppi delle famiglie affidatarie che operano presso  gli ATS .

Ogni affidamento familiare richiede infatti la costituzione di due èquipe:
- una composta dagli operatori titolari del caso (Assistente Sociale  del Comune e Psicologo della ASL) che devono gestire le attività di progettazione e supporto nei confronti del minore, della sua famiglia e della famiglia affidataria, e i rapporti con l’Autorità Giudiziaria competente;
- l’altra composta dagli operatori del Servizio Affidi (Assistenti Sociali ed Educatori Professionali e Psicologi del Comune e Psicologo ASL per l’affido) e responsabile del percorso di affido.

Il Servizio Affidi svolge diverse attività:
  • sensibilizzazione (convegni, seminari, iniziative a scopo informativo sull’affido); informazione (colloqui informativi individuali e di gruppo condotti dalle Assistenti Sociali );
  • formazione (5 incontri su tematiche di tipo sociale, psicologico e giuridico relative ai minori e alle loro famiglie, in collaborazione con le Associazioni);
  • percorso di conoscenza  delle coppie/ single disponibili (una serie di colloqui con assistente sociale e psicologa ASL e una visita domiciliare);
  • abbinamento tra le richieste di affido di minori e la risorsa famiglie attraverso la banca dati delle famiglie;
  • formazione permanente (gruppi mensili di confronto tra famiglie affidatarie condotti da Psicologi e Assistenti Sociali del Comune e gruppi mensili a cura delle Associazioni);
  • monitoraggio e sostegno agli affidi in corso;
  • aggiornamento delle procedure e dei percorsi metodologici;
  • raccolta ed elaborazione dati.
E’ attivo un coordinamento con incontri mensili con le Associazioni di famiglie affidatarie presenti sul territorio genovese che si occupano di promozione e sensibilizzazione sull’affidamento familiare.

Quando e come si avvia un affidamento familiare

In seguito alla richiesta di individuare una famiglia affidataria per un minore da parte del Servizio territoriale (A.T.S. e U.C.S.T.), il Servizio Affidi, raccolte le informazioni riguardo ai bisogni del minore e alla tipologia di affidamento necessaria, individua una possibile famiglia affidataria tra quelle nella banca dati; l’obiettivo è quello di trovare la famiglia che risulti più adatta per ogni specifica situazione, per risorse, stili educativi e desideri conciliabili con i bisogni del bambino e della sua famiglia. Viene proposto  il caso e una prima ipotesi progettuale alla famiglia, che dopo il confronto con gli operatori e un’adeguata riflessione, esprime la propria disponibilità a farsi carico dell’affidamento. Nel caso in cui la famiglia accetti , gli operatori la incontrano, illustrando:
  • le motivazioni che rendono necessario l’affidamento familiare;
  • il progetto di affidamento (tipologia, durata prevista, obiettivi previsti);
  • l’impegno richiesto alla famiglia affidataria;
  • i tempi e le modalità di monitoraggio del progetto;
  • gli eventuali rapporti con la famiglia di origine e le modalità relazionali con la stessa.
Tutto ciò confluirà nel  Progetto di affidamento che verrà predisposto dagli operatori dei Servizi sociali e sanitari coinvolti, concordato e successivamente sottoscritto dalla famiglia affidataria, se possibile anche dal minore e dalla Famiglia d’origine.
Nel caso di affidamento consensuale l’Assistente Sociale titolare del caso fa sottoscrivere l’atto di consenso da parte della famiglia di origine e l’atto di impegno da parte della famiglia affidataria.
Nel caso di affidamento giudiziale viene fatto sottoscrivere l’atto di impegno da parte di quest’ultima e, se possibile, anche della famiglia d’origine. Entrambi esprimono gli impegni reciproci tra le parti e vengono rinnovati annualmente indipendentemente dalla durata prevista dal Progetto di affidamento.
Parallelamente vengono attivate a favore del minore e della famiglia affidataria l’assicurazione e l’erogazione del previsto contributo economico .

Sul piano pratico, si individua un percorso di avvicinamento graduale tra gli affidatari e il minore e la sua famiglia naturale e si costruisce , tramite successivi incontri, la reciproca conoscenza e l’avvio della convivenza, se si tratta di affido residenziale o dell’appoggio, in caso di affido diurno o a tempo parziale, salvo diversa disposizione del Tribunale per i Minorenni. Gli operatori coinvolti programmano gli interventi preparatori nei confronti del minore, per motivarlo e predisporlo al cambiamento, a  nuovi legami familiari che lo facciano sentire al centro di un progetto che accolga e soddisfi i suoi bisogni. Gli interventi sono diretti, altresì, verso la famiglia di origine, per orientarla ad assumere un atteggiamento collaborativo e per impegnarla quale soggetto attivo nel progetto complessivo di affidamento. È necessario che anche la famiglia affidataria assuma un atteggiamento di collaborazione verso la famiglia naturale, per farla sentire partecipe del progetto nella sua interezza . Vengono predisposti aggiornamenti  del progetto in rapporto all’evoluzione della situazione della famiglia di origine e dei bisogni del minore, nonché l’analisi di eventuali difficoltà emergenti.

Come indicato dalle Linee di indirizzo nazionali il “Progetto di Affidamento familiare”, parte integrante, ma distinta del Progetto Quadro,  contiene:
  • gli obiettivi che si intendono perseguire a breve, medio e lungo termine, i soggetti coinvolti, le strategie educative, i compiti di ciascuno, i tempi e la durata dell’affidamento, le modalità di monitoraggio, di rapporto fra i diversi servizi, la periodicità delle verifiche con tutti i soggetti e i servizi coinvolti, la frequenza delle relazioni di verifica che andranno inviate alle competenti Autorità Giudiziarie;
  • i modi e tempi del coinvolgimento della sua famiglia nell’intervento e le condizioni di rientro del bambino il piano delle visite e degli incontri tra il bambino e la sua famiglia, i criteri per gestire le situazioni ordinarie e straordinarie della vita quotidiana;
  • la modalità di rapporto tra la famiglia affidataria e famiglia del bambino con la scuola così come con gli altri ambiti di esperienza significativi di sviluppo del bambino (attività extra-scolastiche diverse);
  • la gestione degli aspetti sanitari del bambino;
  • il piano degli incontri tra famiglia affidataria e gli operatori che hanno la responsabilità del Progetto;
  • l’ammontare del contributo economico per la famiglia affidataria e l’eventuale contributo alle spese da parte della famiglia del bambino.
La conclusione del progetto di affidamento familiare

La decisione di concludere l’affidamento familiare spetta, salvo cessazioni dovute a cause di forza maggiore, agli operatori titolari del caso, di concerto con l’equipe affido: la cessazione avviene con provvedimento della stessa Autorità che lo ha disposto, quando sia avvenuto un sufficiente recupero delle funzioni genitoriali della famiglia naturale.
La famiglia affidataria è fatta partecipe delle modalità di reinserimento del minore, così come viene affiancato il bambino e la famiglia d'origine. Si prevede che la famiglia affidataria possa mantenere un ruolo di sostegno e sollievo, rimanendo disponibile per visite e contatti telefonici, e, a seconda della situazione specifica, salvaguardando il legame instauratosi col bambino .
Nei casi in cui l’affidamento si protragga per un tempo lungo, o il minore non possa rientrare in famiglia d’origine, si possono avere diversi livelli di riunificazione familiare, dall’incontro quindicinale alla telefonata saltuaria, ma, comunque, occorre sempre garantire al minore la possibilità di avere accesso al racconto della  propria storia che lo aiuti ad avere  una rappresentazione di senso di ciò che è accaduto e delle persone per lui significative.

Testimonianze

Il racconto della loro esperienza da parte di alcune famiglie affidatarie è stato sapientemente elaborato da un’attrice teatrale che ha costruito un piccolo testo/narrazione e contemporaneamente accompagnato dalla proiezione “in diretta” di tavole illustrate da un disegnatore durante l’ iniziativa pubblica  “Raccontiamo l’affido familiare”. Il video dell’evento riportato nella locandina sottostante è visibile al link: https://youtu.be/QVQj6vkm-2s

Ultimo aggiornamento: 22/01/2019

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