
«Ogni 14 agosto a Genova il tempo si ferma», ha detto la prima cittadina nel suo intervento durante la commemorazione del crollo alla Radura della Memoria
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha preso parte oggi, alla Radura della Memoria, alla cerimonia per l’ottavo anniversario del crollo del Ponte Morandi. Nel corso del suo intervento, la sindaca si è rivolta ai familiari delle 43 vittime, sottolineando come né il trascorrere del tempo e nemmeno la sentenza di primo grado del 16 luglio scorso possano attenuare il peso delle assenze: «Il tempo passa, lo sappiamo, e scivola via, spesso sembra indifferente a quello che succede. Ma ogni anno, da quel 14 agosto, qui a Genova il tempo si ferma – ha detto Salis – Si ferma e ricordiamo il suono della pioggia scura, il suono di telefoni che non hanno più risposta. Ricordiamo chi non ha più potuto abbracciare i propri cari, e l'angoscia di una città che si è scoperta improvvisamente ferita al cuore».
La sindaca ha proseguito sottolineando che «questo 14 agosto segna un confine rispetto agli altri anni. Perché qualcosa è cambiato: c’è un elemento nuovo e denso di significato. Per la prima volta sentiamo che le nubi iniziano a diradarsi. Per la prima volta sentiamo che la sete e la voglia, il bisogno di poter avere verità, sta arrivando a noi. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva di condanna, è una garanzia fondamentale dello Stato di diritto. Ma il 16 luglio, in quell'aula era doveroso esserci. Era doveroso esserci come sindaca di questa città, era doveroso che le istituzioni ci fossero per guardare in faccia i parenti delle vittime e dire loro: noi siamo con voi nella ricerca della verità, siamo al vostro fianco. Nessuna sentenza di nessun grado potrà riportarvi un abbraccio che non c'è più, una persona che ami. Ma questa pronuncia, grazie al lavoro dei magistrati, degli avvocati – permettetemi di ricordare il PM Terrile – inizia a rendere giustizia al vostro coraggio instancabile, alla vostra battaglia, alla vostra voglia di verità. Oggi c'è scritto nero su bianco che quello che è successo non è stata una fatalità imprevedibile. È stato un fatto determinato da omissioni inaccettabili e incurie intollerabili. Sono state vittime di scelte in cui l'avidità e l'interesse economico hanno calpestato il dovere sacro della manutenzione. Il profitto non deve, non dovrà mai più costare delle vite umane».
«CHIEDEREMO AI RESPONSABILI UN RISARCIMENTO IMPORTANTE DA DESTINARE A UN GRANDE PIANO PER LA SICUREZZA DELLA CITTÀ»
Salis ha poi annunciato che il Comune di Genova chiederà un risarcimento importante per i danni subiti in conseguenza del crollo: le risorse che riuscirà a ottenere in sede processuale o attraverso accordi tra le parti saranno interamente destinate a un grande piano di manutenzione, cura e messa in sicurezza della città.
«L'anno scorso per la prima volta mi trovavo qui a parlarvi da sindaca e ho chiesto scusa. Ho chiesto scusa a nome delle istituzioni, perché chiunque le rappresenti si deve fare carico di quello che è stato e deve avere la responsabilità di costruire quello che sarà – ha ricordato la sindaca – Il baratro che avete attraversato non è paragonabile a nessun dolore, ed è una ferita che non ammette nessun tipo di paragone. Però, quest'anno sento un dovere altrettanto forte. Che è quello di difendere Genova. Una Genova forte, resistente, che si è rialzata, anche grazie al lavoro dei commissari, che ringrazio. Ma la sentenza l'ha detto chiaramente: l'intera città ha subito un danno profondo, un danno che non si può affiancare al dolore delle famiglie, ma un danno che ha il diritto di essere riconosciuto e risarcito. Noi genovesi lo viviamo ancora oggi: cantieri infiniti, incertezze, l'onda lunga del crollo del Morandi è ancora ben presente in questa città. E proprio qui, in questo territorio, lo sappiamo bene. Per questo credo che sia doveroso annunciare oggi che il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito. E qualsiasi risorsa riusciremo ad ottenere verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città».
La commemorazione, preceduta dalla Messa nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo della Certosa celebrata dall’arcivescovo di Genova, monsignor Marco Tasca, si è aperta con la deposizione delle corone da parte del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi e della rappresentante dei familiari delle vittime, Egle Possetti.
Sono intervenuti, oltre alla sindaca Salis, il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, il viceministro Rixi, Possetti, monsignor Tasca, il presidente della European Muslim League, Alfredo Maiolese, l’imam Salah Hussein e Gianni Andreoli dell’associazione “Noi per Voi Valle Stura Masone”. La cerimonia è stata accompagnata dalle esecuzioni di Genova Sinfonietta e dall’esecuzione del testo inedito “Una volta a casa mia” dell’artista Vago.
Per l’Amministrazione comunale, oltre alla sindaca Salis, erano presenti: il vicesindaco Alessandro Terrile, le assessore Rita Bruzzone, Francesca Coppola, Silvia Pericu e Arianna Viscogliosi, gli assessori Massimo Ferrante e Giacomo Montanari, il presidente del Consiglio comunale Claudio Villa, la consigliera delegata Francesca Ghio, i consiglieri delegati Lorenzo Garzarelli, Si Mohamed Kaabour ed Enrico Vassallo, presidenti di Municipio, consiglieri comunali e municipali.
«MANTENERE VIVA LA MEMORIA NON È SOLTANTO UN DOVERE CIVILE, MA È ANCHE UN IMPEGNO MORALE»
Nel suo intervento la sindaca ha anche richiamato il significato degli interventi realizzati alla Radura della Memoria: «I 43 alberi che riportano il nome delle 43 persone che non ci sono più hanno abbandonato i vasi e sono protetti da questa struttura di legno. Le loro radici nella terra ci devono insegnare l'utilità e lo scopo della memoria: non solo non dimenticare, ma continuare a cercare la verità. Mantenere viva la memoria non è soltanto un dovere civile, ma è anche un impegno morale per far sì che il ricordo si trasformi in tutele per chi oggi in questa città vive tutti i giorni. E si trasformi in vicinanza a chi deve continuare a cercare la verità. È anche attraverso la Radura, il Memoriale, che vogliamo lanciare un messaggio. Qui ci verranno bambini, ci verranno giovani. Questo luogo deve servire a insegnargli che devono pretendere verità e impegno da parte delle istituzioni, devono pretendere programmazione, devono pretendere responsabilità. E a noi, l'obbligo di meritarci questa responsabilità».
Salis, infine, ha sottolineato che «la memoria per restare viva ha bisogno di persone che non si stanchino di raccontare, ed è per questo che ringrazio l'Ordine dei Giornalisti e l'associazione per aver inaugurato ieri a Palazzo Tursi una mostra fotografica importantissima, perché non si dimentica tramite le parole, non si dimentica tramite le immagini. Ringrazio gli artisti e gli attori che tra ieri sera e oggi attraverso l'arte, che è un linguaggio universale che ci sprona a cercare la verità, ci hanno scosso l'anima».
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