
Nel contesto della mostra "Il futuro di ieri" si è tenuto l’incontro “Genova, le sue mura e i suoi muri”, che ha offerto una chiave di lettura significativa per comprendere la città come risultato di trasformazioni profonde e stratificate. Il tema delle mura, infatti, si è rivelato un punto di accesso privilegiato per indagare non solo la storia difensiva, ma anche le relazioni tra territorio, sviluppo urbano e paesaggio.
L’incontro, moderato da Martino Terrone (Ufficio Sistemi Informativi Territoriali del Comune di Genova), ha visto gli interventi di Francesco Faccini, professore associato presso il DISTAV dell’Università di Genova, Giovanna Franco, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Architettura e Design (DAD), Stefano Musso, professore ordinario presso il DAD, Emiliano Beri, professore associato presso il DAFIST, e Pietro Piana, professore associato presso il DISPI. I loro contributi hanno restituito l’immagine di Genova come un sistema complesso, in cui geologia, storia, urbanistica e paesaggio si intrecciano profondamente.
Il sottosuolo come chiave di lettura della città
Francesco Faccini ha proposto di partire da ciò che normalmente resta invisibile: il sottosuolo. La città di Genova si sviluppa su una struttura geologica articolata, composta da calcari, argille e marne, che hanno condizionato in modo determinante le modalità di insediamento.
Attraverso il confronto tra cartografia storica e carte geologiche, emerge come il centro storico medievale si sia sviluppato prevalentemente su terreni argillosi, mentre altre aree, come il promontorio di San Benigno, presentano caratteristiche differenti. Anche il reticolo idrografico, oggi in gran parte nascosto, continua a incidere sulla città: rivi come il San Gerolamo o il Sant’Anna, deviati e tombinati già in epoca medievale, sono ancora presenti e influenzano la stabilità del territorio.
Questi elementi permettono di leggere Genova come un vero e proprio archivio fisico, in cui le trasformazioni urbane, dagli sbancamenti alle modifiche del profilo costiero, si stratificano nel tempo. In questa prospettiva, la conoscenza geologica diventa uno strumento essenziale anche per la gestione del rischio.
Un paesaggio costruito: dalle colline spoglie alla rinaturalizzazione
Il contributo di Pietro Piana si inserisce nel tema della mostra, mostrando come anche il paesaggio che oggi percepiamo come “naturale” sia in realtà il risultato di interventi storici.
Le rappresentazioni ottocentesche descrivono una Genova con colline in gran parte spoglie, prive della copertura vegetale attuale. Solo tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, con il venir meno della funzione difensiva delle mura e l’avvio di politiche di rimboschimento, il paesaggio cambia radicalmente.
Interventi come quelli realizzati con il contributo dei prigionieri austro-ungarici dopo la Prima Guerra Mondiale, o la creazione del Parco del Peralto, segnano una nuova fase, in cui il verde assume anche una funzione ricreativa e turistica. Tuttavia, l’introduzione di specie esotiche modifica l’equilibrio originario, avviando processi che ancora oggi influenzano il paesaggio.
La situazione attuale è il risultato di una stratificazione complessa, in cui si intrecciano interventi umani e dinamiche naturali, con fenomeni di rinaturalizzazione spontanea.
Le mura e i forti: una città-fortezza in evoluzione
Emiliano Beri ha ricostruito l’evoluzione del sistema difensivo genovese, collegandolo alle trasformazioni politiche e militari tra età moderna e XIX secolo.
La costruzione delle Mura Nuove nel Seicento rappresenta uno degli interventi più significativi, con una cinta muraria di dimensioni eccezionali per l’epoca. Tuttavia, l’esperienza dell’assedio del 1747 evidenzia la vulnerabilità di alcuni punti, in particolare delle alture circostanti.
Da qui nasce il sistema dei forti collinari, progettato per controllare il territorio in profondità. Il Forte Diamante, insieme ad altre strutture disposte lungo i crinali, costituisce una rete difensiva integrata, basata anche sulle caratteristiche tecniche dell’artiglieria.
Nel XIX secolo, con il nuovo assetto politico europeo, Genova assume un ruolo strategico nel Mediterraneo e il sistema difensivo viene ulteriormente sviluppato, confermando la centralità della città nelle dinamiche geopolitiche dell’epoca.
L’Ottocento e la nascita della “città dei muri”
Il cuore della mostra Il futuro di ieri trova un riscontro diretto nell’intervento di Stefano Musso, che ha illustrato la trasformazione urbana dell’Ottocento.
A partire dalla metà del secolo, l’abbattimento delle mura e l’espansione urbana portano a una ridefinizione radicale della città. Le colline vengono sbancate, i terreni modellati e si costruiscono nuovi quartieri su piani artificiali.
Nasce così una “città dei muri”, in cui le strutture di contenimento diventano fondamentali per sostenere l’edificato. Quartieri come quelli lungo la circonvallazione a monte sono il risultato di interventi intensivi, realizzati in tempi relativamente brevi e con un forte impatto sul territorio.
Genova diventa quindi una città profondamente artificiale, in cui la relazione tra costruito e natura è mediata da infrastrutture, appunto muri, spesso invisibili ma essenziali.
Un patrimonio da conoscere e mantenere
Giovanna Franco ha evidenziato l’importanza delle ricerche condotte in collaborazione tra Università e Comune di Genova, che hanno portato al censimento di centinaia di muri di sostegno.
Questo patrimonio rappresenta un elemento cruciale per la stabilità della città, ma richiede una conoscenza approfondita e una manutenzione costante. Molti di questi muri, costruiti nello stesso periodo e con tecniche simili, presentano criticità comuni.
L’aggiornamento dei dati, anche attraverso l’integrazione con fonti archivistiche e strumenti digitali, è oggi una priorità per garantire una gestione efficace e prevenire situazioni di rischio.
Genova come archivio stratificato
Nel contesto della mostra Il futuro di ieri, l’incontro ha offerto una prospettiva particolarmente efficace: quella di Genova come archivio stratificato, in cui ogni elemento, dal sottosuolo alle mura, dal paesaggio ai muri di contenimento, contribuisce a raccontare la storia della città.
Comprendere questa complessità significa non solo leggere il passato, ma anche acquisire strumenti per affrontare il presente e progettare il futuro. La conoscenza del territorio si conferma così una risorsa fondamentale per una città che continua a trasformarsi.
Immaginne: Forte Diamante, Stefano Goldberg @Publifoto
