All’interno della mostra “Il futuro di ieri. Il rinnovamento urbano ottocentesco”, ospitata dal Comune di Genova, la conferenza “Genova si trasforma” ha offerto uno sguardo articolato sui processi che, tra Ottocento e primo Novecento, hanno ridefinito profondamente la città. Due prospettive differenti ma complementari – quella storico-urbanistica e quella visiva e narrativa – hanno guidato il pubblico nella comprensione di una trasformazione che non fu lineare, ma stratificata, tecnica e al tempo stesso culturale.
Dalla cartografia militare alla città moderna
L’intervento di Rinaldo Luccardini
L’intervento dell’architetto Rinaldo Luccardini ha ricostruito il rapporto strutturale tra sviluppo urbano e sapere tecnico, evidenziando un elemento spesso trascurato: il legame tra urbanistica e artiglieria. Costruire e difendere una città, nell’età moderna, significava prima di tutto rappresentarla con precisione. Le carte non erano strumenti neutrali, ma dispositivi operativi, fondamentali sia per l’organizzazione dello spazio urbano sia per le strategie militari.
Nel caso genovese, una fase cruciale si apre tra la fine del Settecento e l’Ottocento. La carta di Giacomo Brusco del 1785 rappresenta uno dei principali strumenti conoscitivi disponibili prima delle grandi innovazioni tecniche: una cartografia ancora “modesta”, ma sufficiente a orientare le prime ipotesi di sviluppo urbano, come nel caso dell’area di Carignano, allora ancora in larga parte non edificata, ma già immaginata come spazio di espansione.
Un salto di scala si verifica con le operazioni catastali di età napoleonica e poi con il catasto ottocentesco, strumenti nati per finalità fiscali, ma capaci di restituire una conoscenza sempre più precisa della città. Tuttavia, queste rappresentazioni restano prive di un elemento fondamentale: l’altimetria. La città è descritta nella sua estensione, ma non nella sua tridimensionalità.
È in questo contesto che emerge la figura di Ignazio Porro (1801–1875), protagonista di una vera rivoluzione tecnica. Grazie all’uso di strumenti ottici avanzati e al supporto del battaglione degli zappatori, Porro realizza una rete di triangolazione geodetica estremamente precisa, ancorata anche a osservazioni astronomiche. Il suo incontro con l’astronomo Franz Xaver von Zach, presente a Genova nei primi decenni dell’Ottocento, consente di affinare ulteriormente i calcoli, collegando le misurazioni terrestri a riferimenti celesti.
La cartografia di Porro introduce così una nuova dimensione: quella altimetrica. Per la prima volta, Genova viene letta anche nelle sue variazioni di quota, elemento decisivo in un territorio complesso come quello ligure. Tuttavia, come sottolineato da Luccardini, questa innovazione non viene immediatamente recepita dall’amministrazione comunale, che continua a privilegiare rappresentazioni più semplificate.
Un esempio emblematico è il piano urbanistico per l’espansione verso la Foce (1877), elaborato dagli uffici comunali dopo l’annessione dei comuni orientali promossa dal sindaco Andrea Podestà. Il progetto, influenzato dai modelli della città di Torino, prevede lunghi assi rettilinei, senza tenere adeguatamente conto della morfologia del terreno. Il risultato è una serie di interventi correttivi complessi e costosi, come l’abbassamento di via Minerva (oggi corso Buenos Aires) per adattarle alle quote reali.
L’intero processo di trasformazione urbana appare così come il risultato di un equilibrio instabile tra conoscenza tecnica, esigenze economiche e modelli culturali. La città si espande, ma lo fa spesso inseguendo visioni astratte che devono poi confrontarsi con la realtà fisica del territorio.
Raccontare la trasformazione: immagini, cinema e intelligenza artificiale
L’intervento di Alessandro Bellagamba
Se l’intervento di Luccardini ha messo in luce le strutture profonde della trasformazione urbana, quello del regista Alessandro Bellagamba ha affrontato il tema da un punto di vista completamente diverso: quello della rappresentazione visiva e narrativa.
Attraverso la presentazione di un documentario in fase di sviluppo, Bellagamba ha mostrato come le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, possano essere utilizzate per restituire vita e movimento alle immagini storiche. Il lavoro si basa su un lungo processo di elaborazione manuale, necessario per garantire la fedeltà storica delle ricostruzioni, e si inserisce nel percorso espositivo della mostra con una serie di video che reinterpretano il passato urbano di Genova.
Il punto di partenza è una constatazione: fino all’Ottocento, Genova è una città sostanzialmente “ferma”, segnata da una forte impronta militare e da un sistema di mura che ne limita l’espansione. Eventi traumatici come il bombardamento francese del 1684 non producono trasformazioni strutturali durature. È solo nel XIX secolo che la città inizia a espandersi in modo significativo, grazie a una serie di fattori concomitanti.
Tra questi, un ruolo decisivo è giocato dallo sviluppo del porto e delle infrastrutture ferroviarie, come la linea Torino-Genova inaugurata nel 1854, e dalle grandi operazioni urbanistiche legate a eventi internazionali, come le Colombiadi del 1892, celebrate in occasione del quarto centenario della scoperta dell’America. In questo contesto si inseriscono interventi fondamentali come la realizzazione di via XX Settembre, che ridisegna il centro cittadino e segna simbolicamente il passaggio alla Genova moderna.
Il racconto visivo proposto da Bellagamba restituisce questa trasformazione come un processo rapido e intenso, concentrato in pochi decenni. La città si apre, si espande, cambia funzione e identità. Le immagini, fotografie ottocentesche, carte, ricostruzioni digitali, diventano così strumenti per comprendere non solo ciò che Genova è stata, ma anche come ha costruito la propria immagine nel tempo.
In questo senso, il lavoro presentato dialoga direttamente con gli obiettivi della mostra: rendere accessibile e comprensibile un patrimonio complesso, mostrando come ogni rappresentazione, cartografica o visiva, sia sempre il risultato di uno sguardo, di una scelta, di un’interpretazione.
La conferenza “Genova si trasforma” ha dunque evidenziato come la città sia il prodotto di una continua negoziazione tra tecnica, visione e narrazione. Dalle triangolazioni di Porro alle immagini rielaborate con l’intelligenza artificiale, ciò che emerge è una storia in cui conoscere, rappresentare e trasformare lo spazio urbano sono attività profondamente intrecciate. Genova, ancora una volta, si rivela come un laboratorio privilegiato per osservare queste dinamiche nel lungo periodo.
