
Conferenza “Ignazio Porro, una storia mai raccontata”, sabato 21 marzo, h 17:00, Sala delle Grida (Palazzo della Borsa) all’interno della mostra “Il futuro di ieri” (19-29 marzo). Interventi di Matteo Previtera (Comune di Genova) e Massimo Malagugini (Università degli Studi di Genova)
Ci sono figure che la storia ricorda per un’invenzione, un’opera, un nome legato a un risultato preciso. E poi ci sono quelle che sfuggono a questa semplificazione, perché attraversano più mondi senza appartenere davvero a nessuno. Ignazio Porro è una di queste.
Ricordato talvolta per il suo ruolo di autore della carta di Genova, Porro è in realtà il protagonista di una vicenda molto più ampia, che intreccia scienza, tecnica, impresa e divulgazione. La sua storia si colloca in un’epoca di grandi trasformazioni, in cui la cartografia smette di essere rappresentazione artistica del territorio e diventa uno strumento scientifico, preciso e misurabile. Ed è proprio in questo passaggio che Porro lascia il segno.
Il lavoro realizzato a Genova tra il 1835 e il 1838 rappresenta il cuore della sua esperienza. Non si tratta solo di una carta estremamente accurata, ma di un vero laboratorio sul campo. In un territorio difficile, segnato da forti dislivelli e da una morfologia complessa, Porro sperimenta un nuovo modo di rilevare lo spazio: più rapido, più sistematico, più rigoroso. Da questa esperienza nasce la celerimensura, una disciplina che consente di determinare con precisione le coordinate tridimensionali dei punti rilevati, anticipando di fatto logiche che oggi appartengono alla cartografia digitale.
Ma fermarsi alla cartografia sarebbe riduttivo. Porro è anche un inventore instancabile. Durante le operazioni genovesi sviluppa il Pantometro, uno strumento che segna l’inizio di una lunga serie di innovazioni nel campo della misura. La sua ricerca non si arresta mai: ogni dispositivo viene migliorato, ripensato, superato. Questa tensione continua verso la perfezione tecnica sarà una delle cifre distintive della sua attività, ma anche, paradossalmente, una delle cause delle sue difficoltà imprenditoriali.
Accanto all’inventore, c’è poi il divulgatore. Porro scrive trattati, insegna, costruisce una rete di relazioni scientifiche che supera i confini nazionali. Lavora a Parigi, insegna a Firenze, tiene corsi a Milano. La celerimensura non è per lui solo un metodo, ma una missione: diffonderla, spiegarla, renderla accessibile. In questo senso, la sua attività anticipa una figura moderna di scienziato, impegnato non solo nella ricerca ma anche nella trasmissione del sapere.
E ancora c’è l’imprenditore. Dalla fondazione di istituti meccanici alla creazione di officine ottico-meccaniche, fino all’esperienza della Filotecnica, Porro tenta di trasformare le proprie intuizioni in strutture produttive. Non sempre con successo. Le difficoltà economiche e le divergenze con i soci segnano più volte il suo percorso, mostrando il lato più complesso di una personalità straordinariamente innovativa.
Forse è proprio questa pluralità a spiegare perché la sua figura sia rimasta a lungo in ombra. Troppo tecnico per essere ricordato come semplice inventore, troppo teorico per essere ridotto a imprenditore, troppo sperimentale per entrare pienamente nei canoni accademici del suo tempo.
Eppure, rileggendo oggi la sua opera, emerge con chiarezza un tratto distintivo: la capacità di vedere oltre. La carta di Genova non è solo una rappresentazione del territorio, ma la prefigurazione di un sistema. Gli strumenti che progetta non sono oggetti isolati, ma parti di un processo. Le sue idee, spesso in anticipo sui tempi, disegnano una traiettoria che la scienza seguirà solo decenni dopo.
Ignazio Porro, dunque, non è solo un nome da riscoprire. È una storia da rimettere insieme. Una storia che parla di innovazione, ma anche di incomprensione; di successi tecnici e di difficoltà personali; di un uomo che, lavorando tra mappe, strumenti e formule, ha contribuito a cambiare il modo stesso di guardare il territorio. Una storia, appunto, mai raccontata fino in fondo.

