
Dal 19 al 29 marzo 2026, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44), il Comune di Genova racconta la storia di Genova attraverso la rappresentazione del territorio e la cartografia, partendo dalle sue misurazioni e disegni per arrivare alle progressive trasformazioni urbanistiche vissute tra Ottocento e primo Novecento.
All’inizio dell’Ottocento Genova vive una contraddizione evidente. La città cresce, il porto si espande e la popolazione aumenta, ma lo spazio urbano rimane quello medievale: una fitta rete di vicoli stretti, racchiusi entro le antiche mura, inadatti a sostenere i nuovi flussi di persone e merci. È in questo contesto che nel 1818 viene nominato Architetto di Città Carlo Barabino (1768-1835), figura destinata a segnare profondamente lo sviluppo urbanistico genovese. A lui viene affidato il compito di guidare la trasformazione della città in una fase cruciale della sua storia.
Nel 1825 Barabino elabora il “Piano Regolare” di Genova, un progetto che introduce un’idea di città nuova: strade rettilinee, piazze più ampie, quartieri organizzati secondo criteri razionali e spazi pensati per accogliere migliaia di nuovi abitanti.
Alcuni interventi vengono realizzati quasi subito. Tra questi i nuovi edifici porticati nella zona di San Vincenzo, voluti per creare spazi più regolari e funzionali. Altre parti del piano richiederanno invece molti anni per prendere forma. Strade come via Assarotti, via Caffaro e i nuovi tracciati di Carignano saranno costruite solo decenni dopo, ma nasceranno comunque dall’impostazione urbanistica delineata da Barabino.
Tra le opere vi è anche la trasformazione dell’Acquasola, dove Barabino progetta una passeggiata pubblica moderna, trasformando un’area irregolare in un grande spazio verde panoramico aperto alla cittadinanza. Il progetto originario dovrà confrontarsi con i vincoli militari presenti in città, che ne limitano in parte la realizzazione, ma l’intervento del 1825 segna comunque l’avvio di una nuova idea di spazio pubblico, pensato per l’incontro e la socialità.
(Il "Progetto per aumentare le abitazioni della CIttà di Genova" di Carlo Barabino è conservato presso l'Archivio di Stato di Torino che ha fornito la scansione).
La crescita urbana impone anche un ripensamento della viabilità. Tra le opere più importanti vi è la Strada Carlo Alberto, oggi corrispondente all’asse formato da via Antonio Gramsci e da via San Lorenzo. Il tracciato nasce con l’ambizioso obiettivo di collegare gli estremi di Levante e di Ponente cittadino. Si tratta di uno dei primi assi realmente moderni della città, più ampio e funzionale rispetto alle strade tradizionali, anche se la sua realizzazione incontrerà numerose difficoltà tecniche e burocratiche.
Un altro intervento simbolico è la realizzazione di via Carlo Felice, l’attuale via XXV Aprile. Progettata come una strada monumentale dal tracciato rettilineo e dal gusto neoclassico, rappresenta il tentativo di rinnovare l’immagine del centro cittadino e di conferirgli un nuovo decoro architettonico.
L’attività di Barabino non si limita però alla pianificazione urbana. A lui si devono anche alcuni edifici della Genova ottocentesca, tra cui il Teatro Carlo Felice, il Manicomio di San Vincenzo in via Galata, i primi progetti e bozze per la facciata della Basilica della Santissima Annunziata e per il Cimitero Monumentale di Staglieno.
Molti degli interventi previsti richiederanno decenni per essere realizzati, ma l’impostazione definita da Barabino continuerà a influenzare lo sviluppo urbano genovese per tutto l’Ottocento.
Il piano del 1825 non fu quindi soltanto un progetto urbanistico, ma anche il primo tentativo di immaginare una Genova moderna, che, nonostante i tanti ostacoli e resistenze, iniziò a dare alla città il volto neoclassico che ancora oggi caratterizza alcune delle sue strade e dei suoi spazi pubblici.
(Il "Progetto per aumentare le abitazioni della Città di Genova" di Carlo Barabino è conservato presso l'Archivio di Stato di Torino che ha fornito la scansione).
