
Conferenza “Rappresentazione cartografica della città di antico regime, intesa in senso di storia dell’urbanistica”, giovedì 19 marzo, h 16:00, Sala delle Grida (Palazzo della Borsa) all’interno della mostra “Il futuro di ieri” (19-29 marzo). Intervento di Marco Folin - Dipartimento architettura e design (DAD), Università degli Studi di Genova.
La storia della città può essere letta anche attraverso le immagini con cui essa è stata rappresentata. Mappe, piante e vedute urbane non costituiscono soltanto documenti tecnici o strumenti di orientamento: sono fonti fondamentali per comprendere il modo in cui le società del passato hanno percepito, organizzato e trasformato lo spazio urbano. La riflessione sulla rappresentazione cartografica della città tra età moderna e XIX secolo permette infatti di cogliere il passaggio da una cultura della descrizione urbana a una cultura della pianificazione.
Nel corso dell’Antico Regime, tra XV e XVIII secolo, le città europee furono oggetto di una ricca produzione di immagini cartografiche. Vedute prospettiche, rappresentazioni “a volo d’uccello” e prime piante geometriche restituivano l’aspetto dell’abitato mettendo in evidenza mura, fortificazioni, chiese, palazzi pubblici e spazi della vita civile. Queste immagini non erano mai neutrali: selezionavano ciò che doveva essere visibile e significativo, contribuendo a costruire una narrazione visiva della città. La cartografia urbana diventava così uno strumento attraverso cui le istituzioni politiche e le élite civiche rappresentavano il proprio potere, organizzavano il territorio e affermavano l’identità della comunità urbana.
Nel corso del XIX secolo questo rapporto tra rappresentazione e trasformazione dello spazio urbano assume nuove forme. Lo sviluppo di tecniche di rilievo sempre più precise e la diffusione di strumenti scientifici di misurazione rendono la cartografia un dispositivo fondamentale per la progettazione della città moderna. Le mappe non servono più soltanto a descrivere la città esistente, ma diventano il punto di partenza per immaginare e pianificare interventi di rinnovamento urbano.
Il caso di Genova offre un esempio particolarmente significativo di questo passaggio. All’inizio dell’Ottocento la città è al centro di importanti trasformazioni urbanistiche, sostenute da nuove pratiche di rappresentazione e conoscenza del territorio. Il piano urbanistico elaborato nel 1825 da Carlo Barabino, così come i rilievi topografici realizzati negli stessi anni nell’ambito della modernizzazione amministrativa e catastale, testimoniano l’emergere di una concezione della città come spazio misurabile, analizzabile e trasformabile attraverso strumenti cartografici sempre più accurati.
Le mappe diventano dunque il luogo in cui si incontrano conoscenza tecnica, ambizioni politiche e visioni del futuro urbano. Attraverso la loro analisi è possibile seguire la lunga transizione che conduce dalla città rappresentata nelle immagini dell’età moderna alla città progettata dall’urbanistica contemporanea. La cartografia urbana appare così non solo come uno strumento di descrizione, ma come uno dei principali dispositivi attraverso cui le società europee hanno immaginato e costruito la città moderna.
Mappa: Giacomo Brusco, Genova - nel solo giro delle sue mura vecchie con l'esposizione delle chiese e luoghi principali, Centro DocSAI, Collezione Topografica e Cartografica, Comune di Genova

