Giornata della Memoria, questa mattina la messa in suffragio dei caduti nei campi di sterminio nazisti KZ

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19/01/2026
Messa campi sterminio

La messa si è tenuta nella chiesa di San Filippo, in via Lomellini. A tenere l’orazione commemorativa il presidente del consiglio comunale Claudio Villa

Irene Moretti

Si è svolta questa mattina, presso la chiesa di San Filippo di via Lomellini, la messa in suffragio dei caduti nei campi di sterminio nazisti KZ.

A tenere l’orazione commemorativa, il presidente del consiglio comunale Claudio Villa: «Oggi, nella nostra Genova, città che ha inciso nella storia d’Italia il sigillo della dignità e della libertà, ci raccogliamo per commemorare i martiri dei campi di sterminio. Lo facciamo con rispetto, sobrietà e gratitudine, sapendo che ogni volto, ogni nome, ogni storia che ricordiamo è una luce che squarcia l’ombra del più radicale disconoscimento dell’umano. Commemorare non è un rito formale. È un impegno morale, un atto di cittadinanza, una pedagogia civile che ci aiuta a riconoscere i meccanismi dell’odio e a disinnescarli prima che si ripetano. Commemorare è scegliere da che parte stare. Oggi scegliamo la parte della verità, della giustizia e della democrazia. Nei campi furono cancellati popoli, comunità, differenze e dissidenze: ebrei perseguitati per il solo fatto di esistere, rom e sinti, deportati politici, omosessuali, disabili, testimoni di fede e resistenti. Le parole che oggi pronunceremo non servono a spegnere un dolore, perché il dolore della Shoah e della deportazione non può essere spento. Servono a rendere giustizia: a riaffermare che la verità storica non è opinione, non è negoziabile, non è un orpello retorico. La verità storica è fondamento della convivenza; negarla è attentare alla democrazia. Genova conosce la memoria non come passatempo, ma come trasmissione di responsabilità. La nostra città ha visto il coraggio della Resistenza, ha custodito archivi, testimonianze, pietre d’inciampo che raccontano deportazioni, arresti, vite spezzate. Le nostre strade, i nostri quartieri, le scuole, i luoghi del lavoro e del porto, oggi dialogano con quella topografia del lutto che vigilanti cittadini, storici, associazioni e istituzioni hanno composto con cura. In questi anni, Genova ha fatto della memoria un bene comune, un patrimonio civico che non si consuma in un giorno, ma che vive nell’educazione, nella partecipazione, nel rispetto della dignità di ciascuno. Ed è compito delle Istituzioni confermare l’impegno a sostenerla: non come abitudine, ma come scelta consapevole che illumina il nostro presente. La Giornata della Memoria non ci chiede silenzio, ma parola; non ci chiede neutralità, ma scelta; non ci chiede soltanto commozione, ma vigilanza. In quella data – e in ogni giorno dell’anno – siamo chiamati a ricordare e a trasmettere, perché la memoria non si conserva da sola: va curata, insegnata, agita nella vita civile. Di fronte alle tragedie del Novecento, la democrazia non è un bene fragile: è un bene esigente, che domanda partecipazione, cultura, istituzioni forti e cittadini consapevoli. Difendere i valori democratici significa tenere unito il corpo sociale intorno alla Costituzione, al primato dei diritti, al rispetto delle minoranze, al rifiuto di ogni discriminazione. Significa anche riconoscere che la democrazia è cura delle parole: che una parola irresponsabile può disumanizzare, e una parola giusta può proteggere».

«Nel tempo presente - ha proseguito Villa -, in cui le piattaforme digitali amplificano e distorcono, siamo chiamati a un nuovo alfabeto della responsabilità, capace di distinguere verità da falsità, e discussione da insulto. Le istituzioni hanno un dovere di esempio, ma la democrazia vive davvero quando ognuno, nel proprio quotidiano, sceglie il rispetto e la verità.Non è retorica dire che l’odio si ripresenta nel tempo sotto maschere sempre nuove. Razzismo, antisemitismo, xenofobia, linguaggi disumanizzanti, e persino forme di negazionismo o riduzionismo storico minano la convivenza e la fiducia pubblica. È nostro dovere chiamarli per nome, senza ambiguità, e agire di conseguenza: nella scuola, nei media, nella politica, nel diritto, nella rete e nelle strade. Negare, ridurre, relativizzare la storia dei campi di sterminio non è un’opinione: è un oltraggio alle vittime, ai sopravvissuti e ai loro discendenti; è un vulnus alla cultura democratica. La memoria è la nostra difesa, ma non basta ricordare: occorre educare, leggere, visitare i luoghi della memoria, ascoltare le testimonianze, proteggere gli archivi, sostenere la ricerca storica, promuovere una cittadinanza capace di riconoscere i segnali deboli dell’intolleranza e intervenire prima che crescano. Dalla memoria dei KZ impariamo un principio semplice e radicale: nessuno è di troppo. Ogni esistenza merita protezione. E la città, quando è davvero città, accoglie. Genova sa che la memoria non divide: unisce. Non condanna il presente: lo responsabilizza. Non chiede vendetta: chiede giustizia. E la giustizia, per una città, significa diritti, servizi, opportunità, cura. Non commemoriamo solo ciò che è stato: impegniamo ciò che saremo. La memoria dei martiri dei campi di sterminio ci chiede di vigilare, di resistere al linguaggio dell’odio, di difendere ogni giorno la democrazia nelle scelte piccole e grandi. “Genova ricorda, Genova vigila, Genova custodisce l’umano: finché ci sarà memoria, nessun odio potrà dirsi innocente”».

 

Presenti alla funzione anche il consigliere Claudio Chiarotti in rappresentanza di Città Metropolitana, l’assessora e vice presidente del Municipio IV Claudia Benassi e il consigliere regionale Stefano Giordano, oltre alla questora della città di Genova Silvia Burdanese e al vice prefetto Stefano Piccolo.

Ultimo aggiornamento: 19/01/2026