IL FUTURO DI IERI | Una storia di mappe e trasformazioni a Genova

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12/03/2026
il futuro di ieri

Dal 19 al 29 marzo 2026, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44), il Comune di Genova racconta la storia di Genova attraverso la rappresentazione del territorio e la cartografia, partendo dalle sue misurazioni e disegni per arrivare alle progressive trasformazioni urbanistiche vissute tra Ottocento e primo Novecento.

Claudio Tosi

Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione del tessuto urbano genovese mettendo al centro la figura dell’ingegnere militare Ignazio Porro (1801–1875), ufficiale del Genio militare noto per i suoi studi e le sue innovazioni nel campo della topografia. Dopo l’annessione di Genova al Regno di Sardegna nel 1815, il governo sabaudo si era reso conto che la città era sorprendentemente priva di una carta topografica redatta secondo criteri scientifici moderni. La necessità di una rappresentazione precisa e sistematica del territorio, utile sia alla pianificazione urbana sia alle esigenze militari, portò quindi ad affidare a Porro l’incarico di realizzare una nuova cartografia della città e del suo territorio. Il lavoro avviato sotto la sua direzione segnò un passaggio fondamentale nella conoscenza geografica di Genova, introducendo metodi di rilievo più rigorosi e contribuendo a fornire strumenti indispensabili per comprendere e governare le trasformazioni urbane. 

Porro arrivò a Genova nel 1832 e avviò un ambizioso progetto di rilevazione del territorio che avrebbe avuto anche un importante valore sperimentale. Proprio a Genova egli mise infatti a punto la celerimensura, un metodo innovativo di rilievo che permetteva di misurare rapidamente distanze e altitudini utilizzando uno strumento ottico, anticipando tecniche che sarebbero rimaste fondamentali nella topografia per oltre un secolo. 

 

Disegnare una città permette di costruirne il sogno per il futuro. Ed è proprio questo uno dei nuclei centrali della mostra: la cartografia è un documento che genera forze attive, perché una mappa registra ciò che esiste, ma nel contempo suggerisce interventi e rende possibile la pianificazione territoriale. Soprattutto, quando un territorio viene rappresentato con nuovi strumenti, cambia anche il modo di governarlo. 

 

In questo contesto si inserisce, tra gli altri, il progetto che dà inizio alla Genova moderna, cioè il “Piano regolare” di Carlo Barabino (1768-1835), Architetto di Città dal 1818. Nel primo Ottocento Barabino immagina infatti l’espansione oltre le mura seicentesche, prefigura nuovi assi urbani, nuovi spazi pubblici, una città capace di crescere in modo ordinato e soprattutto pianificato. Il suo progetto non nasce in astratto: si fonda su una conoscenza del territorio che diventa sempre più accurata. 

 

Il percorso culmina in uno snodo decisivo: l’unificazione dei Comuni nella Grande Genova del 1926. Questo passaggio non viene presentato come un semplice atto amministrativo, ma come l’esito di un processo territoriale già in atto. L’espansione urbana, le nuove infrastrutture, l’industrializzazione e l’intensificarsi delle connessioni rendono necessaria una nuova configurazione istituzionale. Quando la città cambia forma, anche le istituzioni si trasformano. La decisione politica si radica in una realtà spaziale ormai mutata. 

 

La mostra intreccia rigore scientifico e divulgazione, offrendo strumenti di lettura accessibili sia a chi conosce la storia della città, sia a chi desidera scoprirla per la prima volta. Ogni strada, ogni quartiere, ogni confine che oggi appare naturale è il risultato di misurazioni, progetti e scelte. Mappe, fotografie e visualizzazioni dinamiche accompagnano il pubblico in un racconto che dimostra come governare una città significhi prima di tutto saperla osservare, rappresentare e leggere. 

Ultimo aggiornamento: 12/03/2026