Dal 19 al 29 marzo 2026, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44), il Comune di Genova racconta la storia di Genova attraverso la rappresentazione del territorio e la cartografia, partendo dalle sue misurazioni e disegni per arrivare alle progressive trasformazioni urbanistiche vissute tra Ottocento e primo Novecento.
Tra il 1835 e il 1838, un ufficiale sabaudo realizzò la mappa più precisa che Genova avesse mai avuto. Quel lavoro straordinario, rimasto a lungo nell'ombra, è oggi riconosciuto come uno dei capolavori della cartografia italiana dell'Ottocento.
Ignazio Porro (1801–1875), maggiore del Genio militare sabaudo, inventore e topografo, riuscì nel primo Ottocento a misurare e rappresentare il complesso e stratificato territorio genovese con una precisione che i cartografi di allora ritenevano quasi impossibile.
La sua opera, la Carta Generale di Difesa di Genova, è sia una carta militare che uno straordinario documento storico che ritrae la città così com'era prima della grande trasformazione urbanistica dell'Ottocento, e che ancora oggi costituisce una fonte insostituibile per chiunque voglia capire come Genova era fatta.
Nato a Pinerolo nel 1801, Porro si formò come ufficiale del Regio Esercito sabaudo, specializzandosi nel Genio militare. Ma la sua vera vocazione era la scienza della misurazione del territorio.
La sua invenzione più importante fu la celerimensura, in Francia nota come tacheometria, un metodo rivoluzionario che permetteva di rilevare le coordinate tridimensionali di ogni punto del terreno (posizione e quota) in modo rapido e matematicamente preciso. Lo strumento che costruì per applicare questo metodo, il Pantometro, era un precursore del moderno tacheometro: dotato di un cannocchiale con reticolo a fili paralleli, consentiva di misurare le distanze su una stadia graduata senza doversi spostare fisicamente da un punto all'altro.
Con questa innovazione, la topografia smise di essere un'arte empirica basata sulla mano del disegnatore e divenne una scienza numerica, fondata su calcoli rigorosi. Era, in sostanza, l'antenata diretta della cartografia digitale che usiamo oggi.
Nel 1832 Porro ricevette l'incarico di rilevare il territorio di Genova a fini difensivi. Il compito era tutt'altro che semplice e Porro affrontò la sfida con un metodo sistematico: suddivise il territorio in sezioni e distretti e applicò per la prima volta in modo organico il metodo delle curve di livello per rappresentare il rilievo del suolo, una tecnica mutuata dagli studi del cartografo francese Pierre Antoine Clerc. Quelle linee che oggi ci sembrano ovvie su qualsiasi carta topografica erano, all'epoca, una novità scientifica.
Una delle sfide più impreviste fu quella del personale. Porro non disponeva di tecnici specializzati e dovette formare direttamente i soldati del battaglione: zappatori, uomini abituati ai lavori di scavo e costruzione delle trincee, non alla lettura di strumenti ottici. Li trasformò progressivamente in operatori competenti. I primi quattro mesi di lavoro furono segnati da errori che costrinsero a ricominciare daccapo: una battuta d'arresto pesante, ma non definitiva.
Il risultato finale parlò da solo: l'intera opera fu completata in soli trenta mesi, tra il 1835 e il 1838. Un primato assoluto per l'epoca, considerata la complessità del territorio e le risorse disponibili.
La Carta Generale di Difesa di Genova si compone di 74 tavole in scala 1:2000. Per dimensioni, dettaglio e precisione, non aveva precedenti nella storia cartografica della città. Ma è il suo contenuto storico a renderla davvero unica.
La carta ritrae Genova ancora racchiusa nelle mura del XVI e XVII secolo, prima che l'espansione ottocentesca ne modificasse i confini e il tessuto urbano.
Tra i dettagli più interessanti e storicamente rilevanti, la carta registra la presenza di cimiteri destinati alle vittime dell'epidemia di colera del 1835, una tragedia che si svolse proprio negli anni del rilevamento, lasciando la sua traccia silenziosa anche nella simbologia della mappa.
Il sistema di coordinate locale fu ancorato alla Lanterna di Genova, il faro che da secoli sorveglia il porto: una scelta che unisce funzionalità scientifica e identità civica.
Per molti decenni, la Carta di Porro e la sua figura rimasero nell'ombra. Il carattere diretto e poco incline al compromesso dell'autore, convinto della superiorità del suo metodo rispetto a quelli dei concorrenti europei, gli alienò simpatie negli ambienti accademici dell'epoca. La complessità dei calcoli logaritmici richiesti dalla celerimensura frenò inoltre la diffusione del metodo tra i topografi contemporanei.
Solo in anni recenti questa opera straordinaria è stata riscoperta e valorizzata come merita. Storici, urbanisti e geografi hanno riconosciuto nella Carta di Porro una fonte primaria di eccezionale valore: uno strumento per ricostruire la storia del territorio, ritrovare il tracciato di corsi d'acqua scomparsi, comprendere le trasformazioni del tessuto edilizio nel corso di quasi due secoli. Documenti ufficiali l'hanno definita un "inarrivabile monumento dell'arte" cartografica.
Oggi, la Carta di Porro è parte del patrimonio documentale e culturale di Genova. Consultarla significa fare un viaggio nel tempo: ritrovare una città che non esiste più nella sua forma fisica, ma che vive ancora nei muri, nelle pietre e nelle strade della Genova di oggi.
