Dal 19 al 29 marzo 2026, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44), il Comune di Genova racconta la storia di Genova attraverso la rappresentazione del territorio e la cartografia, partendo dalle sue misurazioni e disegni per arrivare alle progressive trasformazioni urbanistiche vissute tra Ottocento e primo Novecento.
Con l'annessione della Liguria all'Impero francese nel 1805, Genova si trovò investita da una delle trasformazioni amministrative più profonde della sua storia millenaria: l'introduzione del catasto napoleonico. Strumento cardine della politica fiscale d'oltralpe, il catasto rispondeva a un'esigenza precisa, cioè censire ogni particella di territorio, attribuirle un proprietario e stabilire con esattezza le basi imponibili per la tassazione fondiaria.
Il sistema adottato era quello del catasto geometrico particellare, già sperimentato nei dipartimenti francesi e nei territori italiani annessi: ogni appezzamento di terreno veniva misurato sul campo, riportato su mappe in scala e registrato in appositi registri con l'indicazione della natura colturale, della superficie e del proprietario. La precisione topografica era il principio fondante. Si trattava di una rottura netta rispetto ai precedenti estimi liguri, che si basavano in larga misura sulle dichiarazioni dei contribuenti stessi.
A Genova, l'operazione si svolse tra il 1808 e il 1814, nell'ambito del dipartimento di Gênes. I rilevatori, geometri e ingegneri formati secondo le direttive parigine, percorsero palmo a palmo il territorio urbano ed extraurbano. La città, con la sua morfologia complessa rappresentò una sfida tecnica di notevole portata.
Le mappe prodotte costituiscono ancora oggi una fonte di straordinario valore storico. Esse documentano l'assetto della proprietà privata in un momento di grande fluidità: le confische dei beni ecclesiastici, le vendite dei beni nazionali e le redistribuzioni seguite alla caduta dell'aristocrazia genovese avevano rimescolato profondamente il possesso fondiario. Il catasto napoleonico fotografa questo paesaggio in trasformazione con una nitidezza senza precedenti.
Oltre alla funzione fiscale, il censimento ebbe ricadute durature sull'organizzazione del territorio. La numerazione delle particelle e la suddivisione in sezioni comunali sopravvissero, con adattamenti, alla Restaurazione e confluirono nei lavori del catasto sabaudo, avviati dal Regno di Sardegna a partire dagli anni Trenta dell'Ottocento.
Oggi i registri e le tavole del catasto napoleonico sono conservati presso l'Archivio di Stato di Genova e rappresentano una miniera inesauribile per storici, genealogisti e ricercatori di storia urbana. Attraverso queste carte è possibile ricostruire non solo la mappa della proprietà, ma l'intera struttura sociale ed economica della Genova di primo Ottocento, il volto di una città che, uscita dall'indipendenza repubblicana, cercava il proprio posto nel nuovo ordine europeo.
