
Dal 19 al 29 marzo 2026, nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44), il Comune di Genova racconta la storia di Genova attraverso la rappresentazione del territorio e la cartografia, partendo dalle sue misurazioni e disegni per arrivare alle progressive trasformazioni urbanistiche vissute tra Ottocento e primo Novecento.
Quando Ignazio Porro arriva a Genova, a metà degli anni Trenta dell’Ottocento, non trova solo una città difficile da rappresentare. Trova anche uomini da trasformare. Il battaglione zappatori del genio sabaudo che ha sotto il suo comando è composto da soldati addestrati al lavoro sul campo, abituati a scavare, costruire, intervenire sul terreno. Non a misurarlo.
Eppure è proprio da qui che prende forma una delle trasformazioni più interessanti della storia della cartografia.
Porro non dispone di un corpo di specialisti già formati. Deve lavorare con personale non specializzato, adattando il metodo alle risorse disponibili. Questo elemento, spesso considerato marginale, è in realtà centrale: il rilievo della città di Genova diventa non solo un’impresa tecnica, ma anche un processo di formazione sul campo. Gli zappatori imparano a utilizzare strumenti, a seguire procedure, a osservare il territorio con uno sguardo diverso.
Il cambiamento è graduale ma profondo. Accanto alle attività tradizionali compaiono operazioni di misura sempre più complesse. Gli strumenti si fanno più sofisticati, come il Pantometro sviluppato dallo stesso Porro, e richiedono competenze nuove. Il lavoro non consiste più soltanto nel modificare lo spazio, ma nel rilevarlo con precisione, punto per punto.
È in questo contesto che nasce la celerimensura. Non come teoria astratta, ma come risposta concreta a una necessità operativa: misurare rapidamente un territorio difficile senza rinunciare all’accuratezza. Il metodo elaborato da Porro consente di determinare le coordinate tridimensionali dei punti rilevati, trasformando il rilievo in un sistema organizzato di osservazione e calcolo.
Gli zappatori diventano così parte integrante di questo sistema. Non sono più soltanto esecutori, ma operatori che partecipano alla produzione del dato. È qui che si compie il passaggio: dal soldato che lavora sul terreno al soldato che lo interpreta. In altre parole, dal corpo degli zappatori al nascente profilo del topografo.
Questa trasformazione non è priva di limiti e contraddizioni. Il sapere resta in parte concentrato nella figura di Porro, che guida, corregge, sperimenta. Ma è proprio questa dinamica, a metà tra direzione e apprendimento, a rendere possibile l’impresa. La carta di Genova nasce così, da un equilibrio instabile tra innovazione metodologica e adattamento pratico.
Guardando a posteriori, ciò che emerge non è solo il risultato cartografico, pur straordinario, ma il processo che lo ha reso possibile. Porro non si limita a misurare un territorio: costruisce, insieme ai suoi uomini, un nuovo modo di farlo.
Ed è forse proprio in questa trasformazione silenziosa, più che nell’opera finale, che si trova il significato più profondo della sua esperienza.

