IL FUTURO DI IERI | Ignazio Porro e la carta di Genova: tecnica, territorio e trasformazioni urbane

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22/03/2026

Dagli interventi di Matteo Previtera e Massimo Malagugini in occasione della conferenza "Ignazio Porro, una storia mai raccontata" del 21 marzo 2026 nell'ambito della mostra "Il futuro di ieri"

Claudio Tosi

La conferenza che si è tenuta il 21 marzo all'interno della mostra "Il futuro di ieri" e dedicata a Ignazio Porro e alla sua carta di Genova si è articolata in due momenti distinti e complementari: una prima parte di carattere storico-tecnico, a cura dell’architetto Matteo Previtera, e una seconda di taglio interpretativo e territoriale, affidata al professor Massimo Malagugini. Nel loro insieme, i due interventi hanno restituito non solo la complessità dell’opera di Porro, ma anche la sua attualità come strumento di lettura del territorio.

 

 

Ignazio Porro e la costruzione della carta

(Matteo Previtera)

 

Ignazio Porro, nato a Pinerolo il 25 novembre 1801, intraprese giovanissimo la carriera militare nel Genio, entrando nel collegio militare di Torino nel 1815, a soli quattordici anni. La sua formazione si sviluppò rapidamente all’interno di un contesto familiare già legato all’artiglieria, portandolo in pochi anni ai gradi di ufficiale e, nel 1830, a quello di capitano di prima classe. Due anni dopo, nel 1832, giunse a Genova, città strategica per il Regno di Sardegna dopo l’annessione del 1815.

 

La necessità di una nuova cartografia nasceva da esigenze concrete: le mura seicentesche avevano mostrato limiti evidenti e si stava progettando un sistema fortificato aggiornato, in particolare sul fronte orientale. Le carte esistenti, dalla rappresentazione di José Chafrion del 1685 alla tradizione derivata dalla mappa dei Padri del Comune del 1656 ripresa da Brusco nel XVIII secolo, erano considerate ormai insufficienti per precisione e capacità descrittiva.

 

Porro impostò il suo lavoro su una triangolazione geodetica rigorosa, basata su una rete di punti elevati, cime campanili e rilievi, rilevati tramite teodolite. Per ancorare il sistema alla realtà fisica utilizzò una base di circa quattro chilometri lungo la Val Polcevera, già misurata nel 1814 da Franz Xaver von Zach con metodi di grande precisione, tra cui il cosiddetto “trasporto delle misure”.

A questa struttura Porro affiancò l’uso sistematico delle curve di livello, introdotte in ambito francese ma ancora poco diffuse in Italia. Si trattava di un passaggio decisivo: mentre i metodi precedenti si affidavano a rappresentazioni a chiaroscuro (la cosiddetta “luce radente”), le isoipse permettevano una lettura quantitativa della pendenza e dell’orografia.

 

La vera innovazione fu però la celerimensura. Attraverso il tacheometro, uno strumento che unisce teodolite e misurazione delle distanze tramite stadia graduata, Porro riusciva a ottenere direttamente le coordinate spaziali dei punti rilevati. Il rilievo diventava così un’operazione trigonometrica, eseguita con l’ausilio delle tavole di Gunter, che consentivano di determinare seno, coseno e tangente senza calcolo numerico complesso.

Questo metodo segnava un netto superamento della tavoletta pretoriana, fino ad allora largamente utilizzata ma limitata in termini di precisione.

 

Porro aveva a disposizione personale non specializzato: il corpo degli zappatori dell'esercito, normalmente impegnati in lavori di scavo di trincee e fortificazione. Fu quindi nella necessità di formare direttamente i suoi collaboratori, sviluppando un sistema didattico che anticipa la sua futura attività al Politecnico di Milano e la redazione della Guide pratique de tachéométrie.

 

Il lavoro, inizialmente limitato alla perimetrazione delle fortificazioni, si estese progressivamente all’intero territorio. Porro arrivò a rappresentare non solo la morfologia, ma anche l’organizzazione dello spazio: la carta costituisce una delle prime rappresentazioni sistematiche dell’uso del suolo, con una tematizzazione a colori e una distinzione chiara tra elementi naturali e antropici.

Di particolare rilievo è la rappresentazione del reticolo idrografico, ancora oggi utilizzata per individuare corsi d’acqua scomparsi o tombinati. La carta registra inoltre elementi puntuali di grande interesse storico, come il cimitero dei colerici del 1835, situato sulla sponda sinistra del Bisagno nei pressi di Borgo Incrociati.

Non mancano imperfezioni, come alcuni toponimi riportati con grafie piemontesi, segno della provenienza culturale dell’autore.

 

La figura di Porro rimase a lungo ai margini della memoria storica. Le fonti ne restituiscono un ritratto complesso: tecnicamente geniale, ma caratterialmente difficile. Giudizi coevi lo descrivono come orgoglioso, presuntuoso e incline al conflitto. Lettere e testimonianze mostrano un progressivo isolamento nei rapporti professionali, tanto che diversi colleghi arrivarono a evitarlo. Anche Angelo Salmoiraghi, suo collaboratore nella futura officina ottica, finì per distanziarsi, scegliendo di non legare il proprio nome a quello di Porro.

 

 

La carta come strumento per leggere la città

(Massimo Malagugini)

 

La seconda parte della conferenza ha evidenziato il valore della carta di Porro come strumento di interpretazione del territorio e delle sue trasformazioni.

Genova, definita da Petrarca nel 1358 “Signora del Mare”, si è sviluppata attraverso successive cinte murarie, culminate nelle mura seicentesche avviate nel 1626, che racchiudevano circa 903 ettari e si estendevano per circa 20 chilometri lungo i crinali montani, collegando elementi strategici come la Lanterna e il sistema dei forti.

 

La carta di Porro si colloca in un momento cruciale: tra il 1835 e il 1838, immediatamente prima delle grandi trasformazioni ottocentesche. Essa restituisce una città ancora sostanzialmente medievale: il centro storico intatto, la viabilità storica leggibile, spazi come l’Acquasola già presenti ma inseriti in un tessuto urbano non ancora alterato dagli interventi successivi.

 

Attraverso la sovrapposizione con la cartografia attuale emerge un dato sorprendente: la perfetta corrispondenza tra rilievo storico e territorio contemporaneo. Le curve di livello, con intervalli di circa dieci metri (resi graficamente con spessori di pochi millimetri), consentono una lettura estremamente precisa dell’orografia.

Questo ha permesso la costruzione di modelli tridimensionali del territorio, nei quali sono stati ricollocati edifici, campanili e punti di riferimento identificati nella carta. Tali modelli rendono evidente come la morfologia abbia guidato storicamente le scelte insediative.

 

Un esempio significativo è quello della via Aurelia, il cui tracciato storico risulta perfettamente coerente con l’andamento naturale del terreno, a differenza delle infrastrutture moderne come corso Europa, che hanno tagliato trasversalmente le antiche crêuze alterando profondamente il paesaggio.

Analogamente, l’analisi dell’area di Cornigliano, un tempo caratterizzata da una quarantina di ville rinascimentali affacciate su un paesaggio agricolo continuo fino al mare, mostra come la costruzione della ferrovia e lo sviluppo urbano abbiano trasformato radicalmente il rapporto tra edifici e territorio. Le ville esistono ancora, ma inserite in un tessuto completamente diverso.

 

La sovrapposizione tra cartografia storica e attuale consente inoltre di individuare corsi d’acqua oggi scomparsi e di ricostruire la struttura originaria del territorio, fornendo uno strumento di conoscenza utile anche per il presente.

Il lavoro condotto a partire dalla carta di Porro dimostra come la cartografia storica possa diventare base per processi di analisi avanzata e per la progettazione consapevole del futuro urbano.

Ultimo aggiornamento: 24/03/2026