Sicurezza integrata nelle città, oggi il convegno a Palazzo Ducale

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15/04/2026
Gabrielli Funaro Salis Leccese Lepore

Oltre alla sindaca di Genova, Silvia Salis, presenti i primi cittadini di Bari, Bologna e Firenze. Intervenuto il prefetto Franco Gabrielli

Irene Moretti

“Sicurezza integrata nelle città del territorio. Governance, territorio e nuove sfide per le comunità urbane”. È questo il titolo del convegno organizzato dal Comune di Genova e dalla Polizia locale e che si è svolto oggi, mercoledì 15 aprile, nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, al quale hanno preso parte i primi cittadini di Genova, Bari, Bologna e Firenze, i rispettivi comandanti delle Polizie locali e il prefetto Franco Gabrielli.

Al centro del confronto la sicurezza urbana integrata e tutti i servizi che gli enti locali mettono in campo per garantire il benessere della cittadinanza attraverso una stretta collaborazione interistituzionale. Scarsità di risorse economiche e di personale, norme non più adeguate al contesto, la crescente necessità che le varie istituzioni, enti locali e forze dell’ordine, lavorino in una sempre maggiore sinergia. Sono stati questi i temi principali della mattinata di lavori, durante la quale i rappresentanti dei corpi di polizia locale e i sindaci si sono confrontati sulle diverse esperienze delle città che sono stati chiamati ad amministrare.

«Serviva un momento di sintesi tra sindaci di grandi città, per far sentire la voce dei Comuni e di chi ogni giorno difende la sicurezza sul territorio, ma non ha le spalle abbastanza larghe per farlo da solo: c’è bisogno della responsabilità del governo - ha detto la sindaca di Genova, Silvia Salis - crediamo che la cooperazione tra forze dell’ordine e Polizia locale sia la ricetta giusta, ma servono risorse per gestire le sfide, servono soluzioni e non slogan. Oggi abbiamo ospitato i sindaci e i comandanti delle Polizie locali di Bari, Firenze e Bologna, città che hanno temi in comune con Genova, ma anche esigenze diverse. È importante coinvolgere i sindaci per capire cosa sta succedendo e trovare insieme soluzioni comuni: è inutile piantonare un luogo se poi non ne cambiamo le specificità. Dobbiamo parlare di sicurezza in strada, ma avere anche una visione di società. E non possiamo dimenticare che viviamo in una ristrettezza di mezzi e di risorse, facciamo i conti con una scarsa capacità assunzionale che, in Italia, ha portato alla perdita di 12 mila unità in 13 anni».

«I decreti sicurezza non sono la ricetta risolutiva: creare nuovi reati a fronte di nessun investimento sulla Polizia di Stato non porta risultati - ha aggiunto Salis - la percezione della sicurezza è peggiorata ed è peggiorata anche nei numeri. Questo governo ha fatto della sicurezza un cavallo di battaglia senza però portare dei risultati reali sul territorio. C’è bisogno di aiuti, ma a volte è più comodo usare il malcontento dei cittadini per fare propaganda scaricando la responsabilità sulle spalle dei sindaci che, nel caso delle grandi città, sono nella maggior parte di centrosinistra».

La sindaca ha poi ricordato il lavoro svolto in città per rispondere alle criticità più impattanti: «Per iniziare ad arginare il dramma della tossicodipendenza in strada, in pochissimo tempo abbiamo creato un tavolo sociosanitario sulla sicurezza: le istituzioni hanno il dovere di vedere le persone per quelle che sono e di trattare le loro problematiche non solo con un atteggiamento repressivo che rischia anche di portare la Polizia locale ad adempiere a servizi che non le competono. A Genova, inoltre, facciamo i conti con numeri allarmanti sul tema dei minori non accompagnati: nel 2025 ne sono arrivati 667 e non possiamo pensare di accontentarci solo di dargli un posto letto. Che cosa prevediamo per questi ragazzi? Come possono non finire ai margini? Servono soluzioni complesse, mentre andare avanti a decreti che seguono le notizie di cronaca vuol dire non avere una strategia».

 

«Sono sempre stato educato all’idea che la sicurezza è una condizione della libertà e non una sua limitazione e che sono le persone più deboli, le più fragili, ad avere bisogno di maggiore sicurezza - ha detto dal palco il prefetto Franco Gabrielli - la più bella definizione di ‘responsabilità’ è la capacità di dare risposte quando i cittadini si sentono insicuri. Ed è anche importante capire chi queste risposte le deve dare. I sindaci gestiscono circa il 20% delle leve che incidono sulla sicurezza intesa come capacità di dare una risposta al contrasto del crimine, ma i cittadini percepiscono l’amministrazione comunale come responsabile dell’80%. È un tema che deve essere affrontato anche dal punto di vista istituzionale. Qualche settimana fa è stato ribadito che esiste un articolo nella nostra Costituzione, il 117, che ci dice che la responsabilità della sicurezza pubblica è in capo all’istituzione statale. Il ministro dell’Interno è l’unica autorità nazionale di pubblica sicurezza e sul territorio questa autorità viene esercitata dalle figure del Prefetto e del Questore. Voglio anche sottolineare come nel nostro Paese la Polizia locale sia cresciuta purtroppo non in quantità, ma in qualità. Gli agenti della Polizia locale non possono essere paragonati a qualsiasi altro operatore dell’amministrazione comunale, ma c’è la necessità di riconoscere una specificità: vivono il contesto, la realtà e, vestendo una divisa, sono i terminali di aspettative e minacce e, come tali, dovrebbero essere garantiti. Se è vero che l’unica strada è quella di una sicurezza integrata, deve esistere un’interconnessione. La risposta è solo: integrazione, sicurezza integrata e una sicurezza in cui tutte le forze disponibili devono essere correttamente e coordinatamente utilizzate per rompere queste logiche degli apparati, frutto di una debolezza della politica che, per troppo tempo, ha immaginato di occupare gli apparati, ma senza governarli».

 

«Noi chiediamo come sindaci risorse, ma soprattutto di poter dare un contributo, perché non si può combattere il crimine nelle città senza un lavoro integrato tra sindaci e Viminale - ha detto il sindaco di Bologna Matteo Lepore - agire solo sul piano penale, inasprendo le pene e cambiando decreti ogni sei mesi, non si va da nessuna parte, questi quattro anni di fallimenti del governo lo dimostrano. Noi abbiamo presentato un’agenda dei sindaci, sia come ANCI che come Forum della sicurezza urbana, che presiedo a livello nazionale, insieme a cinquanta tra città e regioni. Questa agenda delle città parla di sicurezza urbana integrata, quindi riqualificazione urbana, emergenza abitativa, di salute mentale e dipendenze, e anche dell’aumento degli organici, sia delle polizie locali che della polizia di Stato e dei Carabinieri, perché mancano le volanti di notte e non ci sono le risorse per fare le cose che lo stesso ministero dice di voler fare».

 

«Noi sindaci ci confrontiamo continuamente e ringrazio la sindaca Silvia Salis per aver organizzato questo momento di confronto tra quattro città di diverse parti d'Italia, che hanno le stesse problematiche - così la sindaca di Firenze, Sara Funaro - tante sono le questioni comuni, prima tra tutte la necessità di avere una maggiore presenza di forze dell’ordine, necessaria per coprire il territorio. I nostri cittadini hanno bisogno di sentirsi sicuri e di vedere divise per strada, ma mancano gli organici. Faccio l’esempio di Firenze. Al governo hanno annunciato nuovi arrivi, ma con i pensionamenti siamo a saldo negativo. Siamo ancora lontani dall’obiettivo indicato da Anci, e condiviso dalle amministrazioni di ogni orientamento politico, di garantire almeno una pattuglia ogni 25.000 abitanti nelle fasce serali e notturne. Da tempo noi sindaci chiediamo al governo la possibilità di rivedere la normativa sulla Polizia Locale per dare agli agenti l’opportunità di intervenire in settori dove oggi non possono. Come amministrazione lavoriamo sul presidio del territorio in collaborazione con gli organi preposti, e lo facciamo anche attraverso il presidio positivo della valorizzazione di iniziative culturali. Ma una cosa deve essere chiara: la competenza primaria della sicurezza spetta al governo e dal governo ci aspettiamo delle risposte».

 

«Spero che il Parlamento, entro la fine della legislatura, approvi la riforma della legge 65 del 1986 sulla Polizia Locale - ha dichiarato Vito Leccese, sindaco di Bari - la legge è datata: sono passati quarant’anni, il mondo è cambiato, le funzioni dei poliziotti locali sono cambiate e gli agenti hanno bisogno di maggiori tutele, soprattutto in relazione a ciò che i cittadini ci chiedono. Mi arrabbio quando vedo che il dibattito sulla conversione in legge del decreto sicurezza si sofferma sulla lunghezza della lama, se debba essere di 8 o di 10 centimetri, mentre noi aspettiamo ancora i quattro decreti attuativi del pacchetto sicurezza Minniti: sistema di tutele, interoperabilità, formazione congiunta e accesso alle banche dati. Il decreto sicurezza è stato una delusione, perché 29 milioni in più per la sicurezza in quasi 8mila Comuni sono davvero pochi. Così è come fare le nozze con i fichi secchi. Devono approvare la riforma della polizia locale e poi emanare i quattro decreti attuativi, lo ripeto. Spero che in questi 15 mesi il Parlamento abbia un sussulto di orgoglio».

Dopo i saluti istituzionali, si è tenuto un primo panel, dal titolo “La Polizia locale nel sistema della sicurezza urbana integrata: criticità e prospettive”, che ha visto la partecipazione di Fabio Cosimo Manzo, comandante Polizia Locale Genova; Romano Mignani, comandante Polizia Locale Bologna; Francesco Passaretti, comandante Polizia Locale Firenze e Michele Palumbo, comandante Polizia Locale Bari.

Il secondo panel, “Le sfide della sicurezza urbana nelle grandi città”, ha visto, invece, la condivisione delle esperienze delle grandi città metropolitane attraverso la viva voce dei propri sindaci: Silvia Salis, sindaca di Genova; Matteo Lepore, sindaco di Bologna; Sara Funaro, sindaca di Firenze e Vito Leccese, sindaco di Bari.

Le conclusioni, con un intervento dal titolo “Il nuovo decreto sicurezza nelle città metropolitane”, sono state affidate al prefetto Franco Gabrielli.

La mattinata è stata moderata dai giornalisti Laura Nicastro (ANSA) e Matteo Macor (La Repubblica).

 

 

 


 

Ultimo aggiornamento: 15/04/2026