
Sindaca Salis: «Le persone non esistono perché le istituzioni le riconoscono, ma le istituzioni hanno il dovere di riconoscerle proprio perché esistono»
In occasione della vigilia della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia il Comune di Genova e l’Ufficio LGBTQIA+ dell’ente hanno deciso di rinnovare il proprio impegno per l’inclusione, il contrasto alle discriminazioni e la promozione dei diritti.
Si è svolto infatti questo pomeriggio, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, il convegno intitolato “Il benessere della cittadinanza e delle persone minori al centro dell’azione amministrativa pubblica” e che ha visto la partecipazione della sindaca di Genova, Silvia Salis, dell’assessora alle Pari opportunità e Politiche di Genere Rita Bruzzone, dell’assessora al Welfare Cristina Lodi, della vicesindaca di Bologna Emily Clancy, dell’assessore ai Diritti e alle Pari opportunità del Comune di Torino Jacopo Rosatelli, del consigliere delegato di Città Metropolitana a Scuola, Edilizia scolastica e Pari opportunità e la consigliera comunale di Bologna e attivista Porpora Marcasciano.
Sono intervenuti anche Marianna Pederzolli, psicologa referente del Comitato pari opportunità dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi della Liguria, Marco Fiorello per Liguria Pride, Claudio Tosi per Arcigay Genova e Alessandro Battaglia, Comitato EuroPride Torino 2027.
«Un’amministrazione pubblica non sceglie quali persone vedere, quali famiglie vedere e quali ignorare: le persone, le famiglie esistono prima degli atti amministrativi, così come i bambini e le bambine esistono prima delle discussioni politiche – ha dichiarato la sindaca Silvia Salis – Molte istituzioni non comprendono che, anche quando vengono ignorate le persone, i loro bisogni e i loro sentimenti non scompaiono. Restano lì, gravati però dal peso di sentirsi invisibili: questo è l’aspetto più grave. I diritti possono anche non essere esplicitamente negati, ma se vengono ignorati si sceglie deliberatamente di non renderli esigibili. Ignorare significa complicare la vita di chi non viene ritenuto degno di essere visto e tutelato».
Salis ha aggiunto che «negli ultimi anni abbiamo assistito a un'amministrazione che faceva vanto delle proprie negazioni: una cappa triste che ha avvolto una città come Genova. Il punto centrale è chiaro: le persone non esistono perché le istituzioni le riconoscono, ma le istituzioni hanno il dovere di riconoscerle proprio perché esistono. Non si tratta di una concessione benevola, ma del dovere di farsi garanti dei diritti essenziali di cittadinanza e di uguaglianza. Per questo motivo il Comune di Genova ha voluto istituire un ufficio LGBTQIA+: per offrire supporto tecnico e legale, e per permettere a chiunque di vivere e lavorare in un contesto che faccia sentire compresi e riconosciuti. Poter firmare un modulo senza il timore di subire discriminazioni dovrebbe essere la normalità, un gesto quasi banale; purtroppo, sappiamo che non è ancora scontato ovunque».
La sindaca ha concluso sottolineando che «sminuire le battaglie civili etichettandole come "problemi della sinistra" o invocando "altre priorità" è il sintomo di un dibattito pubblico culturalmente povero, populista e semplificatorio. Il benaltrismo è il male della politica, dell’amministrazione pubblica. Questa amministrazione è impegnata ogni giorno su tutti i fronti e i problemi non mancano: occuparsi della vita quotidiana delle persone che vivono in questa città è sicuramente far sì che la strada sia pulita, che l'autobus passi, ma anche che una famiglia non si senta ignorata e abbandonata. Sono tutti compiti che ci spettano allo stesso modo, e non esiste un dovere più importante dell'altro».
«Sono orgogliosa del lavoro che questa amministrazione sta portando avanti, affrontando con coraggio e chiarezza il tema dei diritti, restituendo a Genova il ruolo di città aperta, inclusiva e capace di riconoscere tutte e tutti – ha detto l’assessora alle Pari opportunità e alle Politiche di genere del Comune di Genova Rita Bruzzone – Il rientro nella rete RE.A.DY e l’apertura dell’Ufficio Lgbtqia+ segnano passaggi molto importanti. I diritti LGBTQIA+ non riguardano una singola comunità: riguardano l’idea stessa di città. Significa parlare di urbanistica di genere, mobilità, spazi pubblici, accoglienza, welfare, casa. Significa costruire una Genova più giusta per tutte e tutti. Genova è una città con una memoria profonda di resistenza. Anche oggi scegliere da che parte stare conta. Conta nelle decisioni amministrative, nel linguaggio, nei servizi, nelle politiche pubbliche. Noi scegliamo ogni giorno di stare dalla parte dei diritti, dell’inclusione e della dignità delle persone. Perché vogliamo che Genova torni davvero a essere la città di tutte e di tutti».
«Fin dall’inizio di questa esperienza amministrativa abbiamo indicato una direzione chiara: costruire una città in cui nessuno si senta escluso, invisibile o lasciato solo – ha aggiunto l’assessora al Welfare del Comune di Genova, Cristina Lodi – Per questo una delle prime scelte politiche che abbiamo voluto compiere è stata superare quella che era stata definita ‘Agenzia della Famiglia’, un modello che implicitamente proponeva un’unica idea possibile di famiglia, quasi una rappresentazione stereotipata della società. Abbiamo scelto, invece, di costruire il Centro per le Famiglie: uno spazio aperto, inclusivo, universale, capace di riconoscere tutte le famiglie e tutte le persone senza discriminazioni. Abbiamo anche scelto di intervenire su atti e regolamenti che contenevano impostazioni profondamente escludenti. Penso, ad esempio, ad alcune formulazioni sull’affido familiare che facevano riferimento esclusivo alla cosiddetta ‘famiglia tradizionale’. Una visione che non solo non rispecchia la realtà della società contemporanea, ma rischia di negare il principio fondamentale dell’universalità del welfare. Noi vogliamo una Genova che sia davvero di tutte e di tutti perché la storia e il futuro della nostra città appartengono a tutte e a tutti coloro che la vivono ogni giorno».
«Oggi è stata una giornata di grande partecipazione e confronto, uno scambio estremamente utile di buone prassi tra le pubbliche amministrazioni presenti – ha concluso l’avvocata Ilaria Gibelli, consulente dell’Ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova –. Genova si conferma per quella che vuole essere: una protagonista attiva anche sul fronte delle politiche LGBTQIA+. Il livello del dibattito e delle esperienze condivise è stato molto alto. Crediamo che il lavoro in rete rappresenti il vero valore aggiunto che RE.A.DY offre ai territori e che Genova accoglie con convinzione ed entusiasmo. Come emerso nel corso degli incontri, stiamo lavorando su più fronti affinché le istituzioni sappiano recepire concretamente le istanze della comunità, mantenendo un dialogo diretto, costante e partecipato con le persone e le realtà che la rappresentano».
Il convegno, come detto, si innesta sul solco della decisione, presa attraverso delibera di giunta su proposta dell’assessora Bruzzone, di aderire alla Giornata Internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la transfobia e la bifobia (IDAHOBIT), del 17 maggio, sostenendo e promuovendo le iniziative di sensibilizzazione e prevenzione collegate alla ricorrenza.
La Giornata internazionale, istituita nel 2004 dal Comitato IDAHO e riconosciuta dall’Unione Europea, nasce per contrastare ogni forma di discriminazione e violenza legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere, promuovendo una cultura del rispetto, dell’inclusione e della tutela dei diritti.
L’adesione si inserisce nel percorso già avviato dal Comune di Genova sul fronte delle politiche di pari opportunità e del contrasto alle discriminazioni.
Tra le iniziative già realizzate, la partecipazione alla rete nazionale RE.A.DY, il sostegno al Transgender Day of Remembrance, l’adesione alla staffetta nazionale per EuroPride Torino 2027 e, lo scorso febbraio, l’istituzione dell’Ufficio LGBTQIA+ dedicato al coordinamento delle politiche pubbliche cittadine sui temi dell’inclusione e del superamento degli stereotipi.
«Per la prima volta, anche Città Metropolitana aderirà formalmente alla rete RE.A.DY. – ha annunciato il consigliere delegato di Città metropolitana a Scuola, Edilizia scolastica e Pari opportunità, Filippo Bruzzone – L’adesione di un ente di area vasta non è un semplice atto istituzionale: significa offrire sostegno anche ai piccoli comuni che spesso restano fuori dal dibattito pubblico e che talvolta vivono una condizione di isolamento. E quando un territorio si sente isolato, inevitabilmente rischiano di sentirsi isolate anche le persone e le comunità che lo abitano. Nel ciclo amministrativo precedente sono stato il primo consigliere comunale dichiaratamente omosessuale della mia città. Oggi, invece, sapere di non essere soli, avere un’amministrazione che ha scelto con chiarezza da che parte stare su questi temi, non soltanto scalda il cuore, ma allontana quella sensazione di solitudine che tante e tanti di noi hanno provato nel proprio percorso di vita».
«È davvero un piacere essere qui oggi – ha dichiarato la vicesindaca di Bologna Emily Clancy – perché momenti come questo dimostrano quanto sia importante il lavoro condiviso tra istituzioni, associazioni e comunità. In questi anni abbiamo cercato di costruire politiche pubbliche realmente inclusive, fondate sull’ascolto e sul dialogo con il territorio. Crediamo che i diritti non possano essere confinati in una singola delega, ma debbano attraversare salute, educazione, cultura e politiche sociali. Per questo abbiamo investito sull’educazione alle differenze, sul contrasto alle discriminazioni e sulla creazione di spazi sicuri e partecipati. Le esperienze vissute nella nostra città ci hanno insegnato che il cambiamento reale nasce quando istituzioni e comunità lavorano insieme, costruendo fiducia reciproca. È questa la strada che continuiamo a percorrere: aprire spazi, creare relazioni e rendere le città sempre più inclusive».
«C’è poco da stupirsi dell’accoglienza che la rete RE.A.DY. ha riservato a Genova, perché Genova non è una città qualunque – ha aggiunto Jacopo Rosatelli, assessore alle Pari opportunità del Comune di Torino – È la città di Fabrizio De André e di Prinçesa, di don Gallo e del lavoro straordinario costruito negli anni accanto alle persone più fragili e alla comunità trans. Per questo il lavoro delle amministrazioni sui diritti non è qualcosa di astratto: riguarda la vita concreta delle persone, il diritto alla casa, al lavoro, alla scuola, ai trasporti, al riconoscimento della propria identità. La rete RE.A.DY. ha valore proprio perché mette insieme grandi città e piccoli comuni, creando solidarietà istituzionale, scambio di buone pratiche e sostegno reciproco. Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo, né nelle grandi città né nei territori più piccoli. Oggi più che mai serve un’alleanza forte tra istituzioni e movimenti, capace di costruire fiducia e difendere una società aperta, inclusiva e democratica. E l’energia che oggi si respira a Genova dimostra che questo cambiamento è possibile».

