Cultura, Genova ritrova il suo capolavoro. 'I frati camaldolesi' di Magnasco esposti a Palazzo Tursi per il 2 giugno

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28/05/2026
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Il capolavoro del 1716-18, sottratto nel 2016 alla Villa G. Luxoro di Nervi, è stato recuperato a Palermo dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Sarà esposto in via straordinaria il 2 giugno a Palazzo Tursi

Silvia Stefani

Le celebrazioni genovesi del 2 giugno si aprono quest'anno all’insegna dell'arte e della legalità, includendo nei festeggiamenti ufficiali per la Festa della Repubblica il ritorno di un prezioso dipinto: I Frati Camaldolesi di Alessandro Magnasco (olio su tela, 1716-18).

 

L'opera, appartenente alla storica collezione della famiglia Luxoro e conservata presso i Musei di Nervi nella Villa Gianettino Luxoro, viene finalmente restituita alla cittadinanza. Nel 2016 il dipinto fu rubato insieme ad altre nove opere d'arte. Al momento, la splendida tela del Magnasco è l’unica opera rinvenuta, grazie allo straordinario lavoro d’indagine dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale.

 

La tela è stata individuata sul mercato antiquariale palermitano, prontamente identificata e posta sotto sequestro, bloccando così un canale di ricettazione illecita. Oggi, quest’opera viene ripresentata al pubblico per rendere omaggio al prezioso contributo di questo reparto speciale dell’Arma. Una restituzione che avviene in una data fortemente simbolica come quella della nascita della Repubblica Italiana, a testimonianza del legame indissolubile tra l'identità nazionale e la tutela della propria cultura.

 

«Il ritorno a Genova dei Frati Camaldolesi del Magnasco è uno straordinario regalo per la nostra città in occasione della Festa della Repubblica, una giornata in cui celebriamo i valori fondanti della nostra comunità, tra i quali la cultura e la legalità occupano un posto d'onore – commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari - Quest'opera non è soltanto un capolavoro del primo Settecento, ma rappresenta un pezzo di storia genovese e dell’identità della Villa Luxoro di Nervi. La sua restituzione dimostra l'eccellenza e la tenacia del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri, a cui va il nostro più profondo ringraziamento per aver vigilato e difeso la nostra bellezza. Invito tutti i cittadini il 2 giugno a Palazzo Tursi, dove il dipinto verrà esposto in via straordinaria».

 

«Il successo di questa attività ci ha consentito di restituire alla comunità un’opera di straordinaria importanza – spiega Alessandro Caprio, comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Genova - Trafugato nel 2016, il quadro è stato individuato nel 2022 dai nostri operatori, durante i controlli preventivi in un mercatino di Genova. Grazie alla memoria storica dell'indagine e all'efficacia dei nostri controlli, il personale ha immediatamente ricollegato l'opera a quella sottratta anni prima. Questo risultato è stato possibile incrociando l'intuito investigativo con la nostra Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il più grande database al mondo nel quale sono censite le opere da ricercare. Il connubio tra la competenza dei nostri operatori e la precisione tecnologica ci ha permesso di confermare l'identità dell'opera, che oggi siamo felici di restituire alla collettività».

 

Prima del definitivo ritorno nella sua sede naturale di Nervi, il dipinto verrà eccezionalmente esposto al pubblico nell’ufficio di Rappresentanza della sindaca a Palazzo Tursi, e potrà essere ammirato dalle 15 alle 21.30 del 2 giugno.

 

Nato a Genova e figlio di un pittore, Magnasco si formò presso un maestro milanese, Filippo Abbiati, che lo introdusse alla conoscenza della scuola veneziana.

 

Lo stile di Magnasco si distingue per la peculiarità delle scelte tematiche, di frequente orientate al mondo popolare e ai personaggi ai margini della società, come zingari e saltimbanchi, secondo una consolidata tradizione in Lombardia.

 

Il suo modo di dipingere è sfaldato e ricco di contrasti cromatici, secondo la lezione barocca dell’Abbiati; tale lezione si manifesta anche nella capacità di organizzare lo spazio in modo marcatamente teatrale, pur nella scelta di ambientazioni del tutto scevre di magniloquenza.

Il suo stile è stato paragonato, per l'effetto della sua modernità ed eccentricità, a quello del Romanticismo (per la pennellata franta) e dell’Espressionismo (per l’esasperata espressività dei personaggi).

 

L’attività di Magnasco si svolse tra Milano e Firenze, dove si mise al servizio di Ferdinando de’ Medici e ha avuto l'occasione di conoscere un altro pittore "maledetto" del suo tempo, Salvator Rosa, al quale è di frequente paragonato.

Ultimo aggiornamento: 28/05/2026