
Dalla gestione della mobilità alla manutenzione delle strade, dalla rappresentazione del sottosuolo alla valorizzazione del patrimonio: l’incontro del 3 settembre a “Il futuro di ieri” ha messo a confronto esperienze e prospettive diverse nell’utilizzo dei gemelli digitali.
Come cambia il modo di conoscere una città quando la carta non è più soltanto una rappresentazione statica del territorio, ma diventa un sistema capace di raccogliere dati, aggiornarsi, simulare scenari e aiutare a prendere decisioni?
È da questa domanda che ha preso le mosse, giovedì 3 settembre nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa, l’incontro “Digital Twin: esperienze e prospettive”, inserito nel programma di appuntamenti che accompagna la mostra "Il futuro di ieri. Una storia di mappe e trasformazioni a Genova". Un incontro che ha portato nel percorso della mostra uno dei possibili approdi contemporanei della lunga storia della rappresentazione della città: il gemello digitale.
Ad aprire il confronto è stata Stefania Traverso, responsabile dell'Ufficio Sistemi Informativi Territoriali del Comune di Genova, introducendo un tema che si inserisce naturalmente nel racconto della mostra: dalle mappe che hanno permesso nei secoli di misurare e descrivere Genova si arriva oggi a rappresentazioni digitali nelle quali geometrie, informazioni e dati provenienti dal territorio possono essere messi continuamente in relazione.
Dal modello digitale alla gestione delle infrastrutture
Il primo intervento, affidato ad Alessandra Bartolini, Product Owner di Movyon, ha mostrato come la costruzione di un Digital Twin non debba partire dalla tecnologia, ma dagli obiettivi che si vogliono raggiungere: conoscere con precisione gli asset, disporre di inventari attendibili, aumentare sicurezza ed efficienza delle infrastrutture e utilizzare i dati per simulare ciò che potrebbe accadere.
Un gemello digitale, in questa prospettiva, non coincide semplicemente con un modello tridimensionale. Comprende una base geometrica, un inventario degli oggetti rappresentati, dati dinamici provenienti dal campo, collegamenti con sistemi esterni, strumenti di navigazione e analisi e, sempre più, una vera governance del dato.
Tra gli esempi presentati, quello genovese della piattaforma IUM – Intelligent Urban Mobility, sviluppata nell’ecosistema Smart Genova: telecamere, sistemi semaforici, parcheggi e monitoraggio ambientale concorrono a costruire un quadro integrato della mobilità. I modelli permettono così di simulare, ad esempio, l’impatto di un cantiere sulla circolazione prima che l’intervento venga realizzato e di fornire elementi a supporto delle decisioni.
Bartolini ha illustrato anche l’esperienza della Tangenziale di Napoli, certificata Smart Road attraverso il rispetto di dodici requisiti, e i sistemi per il monitoraggio delle pavimentazioni: dati raccolti sul campo vengono elaborati per programmare la manutenzione e poi nuovamente verificati dopo gli interventi, chiudendo il ciclo tra osservazione, decisione e controllo. Nuove soluzioni, come pneumatici dotati di sensoristica, permettono inoltre di moltiplicare la frequenza con cui le informazioni vengono raccolte.
La crescita di sistemi sempre più complessi apre però anche nuove questioni: qualità e standardizzazione dei dati, governance, effetti non previsti e capacità di controllare processi nei quali l’intelligenza artificiale assume un ruolo crescente, tanto nella validazione delle informazioni quanto nella loro fruizione.
Simulare il traffico prima di modificare la città
Con Francesco Rebora, CEO di EXIS Mobility, il Digital Twin è stato osservato dalla prospettiva della mobilità e della pianificazione dei sistemi di trasporto. Tra i casi presentati, il progetto BE-TWIN, sviluppato nell’ambito di RAISE, ha consentito di costruire una replica digitale del funzionamento di un varco portuale e di studiare le relazioni tra le attività del porto e il traffico della città.
Telecamere, LiDAR, GPS ad alta precisione e sensori consentono di trasformare l’infrastruttura fisica in informazione digitale, mettendo in relazione traffico, qualità dell’aria, rumore e vibrazioni. I dati, storici e in tempo reale, diventano mappe georiferite interrogabili; algoritmi di analisi possono riconoscere situazioni anomale e generare segnalazioni, per esempio in presenza di un veicolo fermo o di persone sulla carreggiata. Lo stesso processo permette di costruire censimenti digitali della segnaletica e dello stato dell’infrastruttura.
La piattaforma TRAFFIX raccoglie queste possibilità in moduli scalabili dedicati all’analisi, alla rappresentazione dei flussi e alla previsione. Una delle evoluzioni mostrate durante l’incontro riguarda l’impiego di modelli di linguaggio: invece di limitarsi a consultare tabelle, grafici e indicatori, l’utente può interrogare i dati in linguaggio naturale e ottenere direttamente risposte utili alla comprensione di fenomeni complessi.
Ma soprattutto è possibile utilizzare questi strumenti per provare una trasformazione prima di realizzarla: una chiusura stradale, un cantiere, una variazione della viabilità o della regolazione semaforica possono essere introdotti nel modello per osservare come cambieranno i percorsi e come il traffico si redistribuirà sulla rete, fino a studiare soluzioni coordinate come l’onda verde.
Genova, una città che non può essere raccontata in due dimensioni
Giacomo Pepe Benedetti, responsabile Progetti Co-Finanziati e Test Before Invest del Centro di Competenza START 4.0, è partito da una caratteristica evidente a chiunque conosca Genova: è una città che diventa quasi impossibile comprendere davvero in sole due dimensioni. Dislivelli, strade sovrapposte, costruzioni e infrastrutture che si sviluppano sopra e sotto il livello urbano rendono la terza dimensione non un semplice arricchimento grafico, ma una necessità conoscitiva.
È in questo quadro che si colloca OverUnderGround, il lavoro dedicato alla rappresentazione integrata del sopra e del sottosuolo. Benedetti ha richiamato anche il successo della mostra stessa: le circa 8.000 persone che hanno scelto di visitarla nelle sue diverse aperture sono un segnale dell’interesse per le mappe e, più in generale, del bisogno di strumenti attraverso i quali comprendere il territorio.
Produrre gemelli digitali sempre più estesi comporta però sfide importanti. Le strumentazioni devono essere adattate alle peculiarità dei luoghi e la quantità di dati cresce rapidamente. Il riferimento a Destination Earth, il progetto europeo che punta alla costruzione di un gemello digitale del pianeta, ha permesso di evidenziare quanto diventino decisive la velocità di trasmissione e la capacità di elaborazione delle informazioni. Accanto ai dati sulle infrastrutture fisiche, Benedetti ha infine richiamato la necessità di dare maggiore spazio alla dimensione umana: un Digital Twin urbano non può raccontare soltanto gli oggetti che compongono una città, ma deve riuscire sempre più a comprendere anche chi quella città la vive.
Un patrimonio digitale al servizio della città
A chiudere gli interventi è stato Andrea Rimassa, funzionario tecnico geologo dell’Ufficio SIT del Comune di Genova, che ha riportato il discorso direttamente sul lavoro quotidiano di conoscenza del territorio svolto dall’amministrazione.
I rilievi realizzati negli ultimi anni hanno già prodotto una considerevole quantità di dati, anche in luoghi difficili da raggiungere: rivi tombinati, cisterne, cavidotti e altri elementi del sottosuolo. In una città dove può accadere persino che uno stesso edificio si affacci su strade poste a quote differenti, la rappresentazione tridimensionale diventa fondamentale. L’obiettivo è costruire un patrimonio condiviso, che possa essere messo a disposizione delle diverse direzioni del Comune e utilizzato per le rispettive esigenze di conoscenza, progettazione e gestione.
Rimassa ha posto però l’attenzione anche su un altro aspetto. Oggi gli strumenti tecnologici riescono a dialogare tra loro con sempre maggiore facilità; più difficile può essere far dialogare le persone, portatrici di competenze, linguaggi e sensibilità differenti. Anche in questo senso una mostra e un ciclo di incontri come "Il futuro di ieri" possono svolgere una funzione importante: mettere in relazione chi lavora sugli stessi problemi da prospettive diverse e costruire un terreno comune.
Un ultimo esempio è arrivato dal Digital Twin del Cimitero monumentale di Staglieno, dove rilievi e acquisizioni ad alta definizione possono servire contemporaneamente alla conoscenza e alla manutenzione di un patrimonio straordinariamente complesso, ma anche alla sua valorizzazione culturale e alla costruzione di nuove forme di visita e divulgazione.
Il filo che ha attraversato tutti gli interventi riporta così al tema centrale della mostra: rappresentare la città significa imparare a conoscerla. Se le carte dell’Ottocento fissavano su un foglio misure, strade e trasformazioni, oggi la rappresentazione può diventare dinamica, aggiornarsi attraverso i sensori, interrogare il presente e simulare il futuro. Il Digital Twin non sostituisce la città reale: aggiunge un nuovo livello attraverso il quale osservarla, mettere in relazione informazioni differenti e provare a decidere meglio come trasformarla.
