
Incontro dedicato a Ignazio Porro, alla cartografia ottocentesca e alle trasformazioni urbane di Genova fino al 1926.
La figura di Ignazio Porro e il rapporto tra cartografia e trasformazione urbana sono stati al centro dell'incontro che si è svolto sabato 12 settembre nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa, nell'ambito di “Cartografia in mostra” e della nuova apertura de “Il futuro di ieri. Una storia di mappe e trasformazioni a Genova”.
L'appuntamento, dal titolo “Ignazio Porro e la cartografia genovese ottocentesca”, ha visto gli interventi di Gianpiero Casagrande, direttore della Biblioteca Civica Alliaudi di Pinerolo, e Gian Luca Porcile, architetto e studioso delle trasformazioni urbane di Genova, introdotti da Matteo Previtera. Un incontro che ha approfondito due temi strettamente legati al percorso espositivo: la figura scientifica di Porro, uno dei protagonisti della mostra, e la possibilità di leggere attraverso carte, immagini e piani l'evoluzione della forma urbana di Genova.
Le poche tracce di Porro nella sua Pinerolo
Gianpiero Casagrande ha ripercorso la vicenda di Paolo Ignazio Porro, nato a Pinerolo nel 1801 e destinato a diventare una delle figure innovative dell'Ottocento nel campo della geodesia, degli strumenti ottici applicati alla misura e della celerimensura. La sua città natale è anche partner della mostra genovese: alcune delle ricerche preparatorie sono state infatti condotte nell'Archivio storico conservato presso la Biblioteca Alliaudi.
Un aspetto sottolineato da Casagrande è stato quanto Porro, nonostante l'importanza della sua attività, sia stato nel complesso poco studiato. Lo testimonia anche il numero molto limitato di studiosi che negli ultimi decenni si sono rivolti alla Biblioteca di Pinerolo per approfondirne la figura.
La carriera militare portò Porro lontano da Pinerolo fin da giovanissimo e gran parte della sua vita e della sua attività si svolse altrove. Anche per questo le tracce fisiche rimaste nella città natale sono poche. Casagrande le ha ricostruite attraverso un ricco apparato di immagini e documenti, mostrando fra l'altro un ritratto a carboncino di Porro conservato nella Biblioteca, la lapide posta sulla sua casa natale e materiali dell'Archivio storico recanti anche la sua firma autografa.
L'orologio di San Maurizio, un progetto di Porro per la sua città
Tra queste testimonianze, particolare spazio è stato dedicato all'orologio collocato sul campanile della chiesa di San Maurizio, ancora oggi una delle presenze materiali che legano Porro a Pinerolo.
La documentazione dell'Archivio storico consente di ricostruirne con precisione l'origine. Nel 1838 Porro, allora maggiore del Genio militare, redasse la relazione tecnica e il progetto di un grande orologio da collocare sulla sommità del campanile e donò il progetto alla cittadinanza pinerolese. L'iniziativa era nata da un gruppo di cittadini che intendeva dotare la città di un orologio pubblico visibile da diversi punti dell'abitato.
Casagrande ne ha mostrato una fotografia insieme alle immagini dei documenti conservati in archivio. L'orologio fu realizzato con quattro quadranti, uno per ciascun lato della torre, collegati allo stesso meccanismo. Una delle sue caratteristiche più curiose è immediatamente visibile: ogni quadrante possiede una sola lancetta, soluzione prevista nel progetto originario.
La sua storia non fu però priva di difficoltà. Già nell'Ottocento il meccanismo cominciò a manifestare problemi e a fermarsi; all'inizio del Novecento furono studiati nuovi interventi, compresa la possibilità di aggiungere una lancetta per i minuti. L'orologio, oggi fermo, rimane così una testimonianza particolarmente concreta dell'attività di Porro e del suo rapporto con la città in cui era nato.
Leggere la crescita di Genova attraverso le sue mura
Con l'intervento di Gian Luca Porcile lo sguardo si è spostato dalla biografia di Porro alla storia della città. Porcile, da tempo impegnato nello studio e nella divulgazione delle trasformazioni architettoniche e urbane di Genova, ha accompagnato il racconto con un ampio repertorio di immagini e rappresentazioni storiche.
Il percorso ha utilizzato in particolare il succedersi delle cinte murarie come chiave per leggere l'evoluzione della città. Le mura non soltanto come strutture difensive, dunque, ma come documenti capaci di restituire le dimensioni, le esigenze e le scelte compiute da Genova nelle diverse epoche.
Porcile ha ripercorso le diverse cinte fino alle Mura Nuove, risultato di un investimento difensivo di scala eccezionale: una cinta che non si limitava più a racchiudere l'edificato, ma comprendeva un territorio molto più vasto. Attraverso le mura diventa così possibile seguire materialmente il progressivo ampliamento dello spazio urbano e il mutare del rapporto tra città e territorio.
Il racconto è poi proseguito con il superamento delle cinte, quando nell'Ottocento l'espansione urbana cominciò a spingersi oltre limiti che per secoli avevano segnato la città. Demolizioni, aperture, nuovi assi di sviluppo e crescita dei centri esterni raccontano una Genova progressivamente diversa, nella quale le antiche strutture difensive vengono inserite in nuove forme e nuove funzioni urbane.
Da Sampierdarena alla Grande Genova
Tra le immagini utilizzate da Porcile è comparsa anche una rappresentazione settecentesca di Sampierdarena tratta dall'opera di Johann Christoph Volkamer, utilizzata per mostrare una fase della sua storia precedente alle grandi trasformazioni industriali.
Il confronto con la Sampierdarena successiva ha reso evidente la profondità del cambiamento: nel corso dell'Ottocento il centro si trasforma fino a diventare una realtà urbana e industriale di grandi dimensioni, già pienamente sviluppata prima della sua annessione al Comune di Genova.
Il percorso di Porcile è arrivato così al 1926 e alla nascita della Grande Genova, punto di arrivo anche dell'arco storico principale raccontato da Il futuro di ieri. Le immagini e le carte proiettate durante l'incontro hanno dialogato direttamente con quelle esposte nella Sala delle Grida, mostrando come la cartografia consenta non soltanto di registrare una città in un determinato momento, ma di seguirne trasformazioni, progetti e possibilità nel tempo.
È proprio questo uno dei fili conduttori della mostra realizzata dall'Ufficio Sistemi Informativi Territoriali del Comune di Genova: partire dalle rappresentazioni del territorio per raccontare le trasformazioni della città tra l'annessione al Regno di Sardegna nel 1815 e la Grande Genova del 1926, arrivando poi agli strumenti geospaziali contemporanei e agli scenari con cui oggi si prova a immaginarne il futuro. In questo percorso Ignazio Porro occupa un posto centrale, con le sue misurazioni e le sue cartografie della Genova ottocentesca esposte anche attraverso riproduzioni di grande formato.
