Commercio, in commissione il report sul "Bonus Caruggi”: sopravvive solo il 38% dei negozi. 2 attività su 3 hanno chiuso una volta terminati i contributi

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07/10/2026
bonus caruggi

Assessora Beghin: "Gravi lacune strutturali, mancanza di coperture finanziarie adeguate e di un monitoraggio costante sui risultati"

Manuela D'Angelo

Si è svolta questa mattina a Palazzo Tursi la seduta della VI Commissione Commercio, convocata per presentare all’aula lo studio commissionato a Istud e incentrato sul cosiddetto “Bonus caruggi”. All’incontro hanno preso parte l’assessora al Commercio del Comune di Genova, Tiziana Beghin, i rappresentanti di Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, CNA, Camera di Commercio, il CIV sestriere del Doge, il Municipio Centro est e l’associazione A.M.A.

 

Al centro del dibattito vi è stata la prima illustrazione ufficiale della ricerca, che analizza l'impatto e l'efficacia delle misure a sostegno del commercio, in particolare il Bando Affitti e il Bando ZAC (Zena Active Citizens), inserite nel Piano Integrato Caruggi per favorire la rigenerazione urbana e socio-economica nei sestieri di Prè, Molo e Maddalena.

Il report adotta un approccio analitico integrato che unisce metodi quantitativi econometrici, interviste a stakeholder istituzionali ed esercenti e modelli di analisi sistemica. La notizia principale emersa in apertura, che fotografa lo stato di salute delle iniziative, evidenzia che solo il 38% dei negozi che avevano beneficiato del bonus Caruggi è sopravvissuto alle dinamiche di mercato: in pratica 2 attività su 3 hanno chiuso una volta terminati i contributi, con una durata media di 10,9 mesi di vita, contro i 30-36 mesi attesi negli obiettivi e questo nonostante il Piano Caruggi nel suo complesso per il centro storico abbia mobilitato oltre 137 milioni di euro.

Lo studio sottolinea i limiti strutturali del bonus assunto come leva di rigenerazione urbana: l'apertura di vetrine illuminate e il contributo economico sugli affitti non sono stati sufficienti, secondo lo studio, a generare una percezione diffusa di sicurezza o a rivitalizzare i vicoli. La ricerca dimostra infatti che l'imprenditoria commerciale non può funzionare in modo isolato se non vengono risolti contestualmente i nodi critici del contesto, quali il degrado sociale, la tossicodipendenza, i problemi di igiene urbana, le difficoltà di mobilità e il calo demografico.

Di conseguenza, il report invita l'Amministrazione a superare la logica dei finanziamenti a pioggia, proponendo di concentrare le risorse su vie o cluster prioritari, di istituire una cabina di regia coordinata e di creare un Testo Unico del Centro Storico per armonizzare la burocrazia e i vincoli imposti dalla Soprintendenza.

Nel corso delle conclusioni, rispondendo alle domande dei commissari, l'assessora al Commercio Tiziana Beghin ha ribadito la necessità di un'analisi rigorosa e scevra da polemiche di parte, rimarcando come una misura di sostegno debba necessariamente generare un effettivo effetto leva.

 

« Al momento del nostro insediamento- ha spiegato l’assessora Beghin- le risorse necessarie per coprire l'intera annualità del 2025 non erano presenti nel bilancio e si è dovuto ricorrere a variazioni. La criticità più grave risiedeva inoltre nella totale assenza di valutazioni d'impatto ex ante, di proiezioni e di un monitoraggio in itinere da parte di chi aveva ideato e gestito la misura. Pur a fronte di ingenti investimenti complessivi nel centro storico, l'assenza di indicatori di performance chiari e di una valutazione d'impatto preventiva ed intermedia, non ha permesso di correggere la rotta in tempo utile, trasformando il risultato globale in un banco di prova complesso che richiede ora un cambio di passo e una programmazione mirata per il futuro. L'idea di dare un incentivo al commercio era stata sicuramente positiva- continua Beghin- ma poi andavano adottati strumenti che aiutassero a capire se si stesse andando nella direzione corretta fin dall'inizio. Noi avevamo capito che non era così ma, nonostante ciò, per non frustrare le legittime aspettative di chi in questa misura aveva investito, abbiamo deciso di portarla avanti, convinti che ci fossero tutte le risorse nel bilancio 2025 che invece, mi spiace dirlo, non c'erano. Abbiamo dovuto chiedere variazioni di bilancio, ma la cosa più grave è che non c'erano nemmeno le proiezioni per sapere quanto sarebbe servito fino alla fine della misura. Gli uffici hanno dovuto ricostruire tutto il pregresso e poi abbiamo voluto un giudizio terzo, dotandoci di uno studio indipendente e specialistico. I dati oggi confermano i nostri timori e io non sono contenta di sapere che chi ha iniziato un'attività l'ha chiusa dopo una media di 10 mesi: avrei preferito certamente avere duecento attività aperte a migliorare il centro storico. Per il futuro non possiamo ripetere gli stessi errori: vogliamo superare i finanziamenti a pioggia, evitare di agire a macchia di leopardo e iniziare a mettere un primo mattoncino con le poche risorse disponibili, lavorando insieme alle categorie economiche su criteri di efficacia reale».

Ultimo aggiornamento: 07/10/2026