
Operatrici e operatori della Polizia Locale e dei Centri Antiviolenza insieme in alcune scuole secondarie di II grado per una corretta educazione di ragazze e ragazzi alle relazioni affettive
Non semplici lezioni frontali, ma incontri interattivi e lavori di gruppo dove ragazze e ragazzi si confrontano su casi e situazioni che possono verificarsi anche nelle loro esperienze quotidiane e nelle prime relazioni affettive, per prevenire la violenza di genere e sensibilizzare, su questa problematica, giovani e famiglie.
È partito questa settimana dal Liceo statale Piero Gobetti, a Sampierdarena, il nuovo percorso educativo che, attraverso una serie di attività formative rivolte alle studentesse e agli studenti degli istituti secondari di II grado genovesi – con il coinvolgimento attivo del Nucleo Fasce Deboli della Polizia Locale di Genova e delle operatrici dei Centri Antiviolenza cittadini –, mette al centro il confronto, la partecipazione attiva e l’analisi di situazioni concrete sul tema della violenza di genere.
Il progetto rientra tra le attività previste dal Protocollo d’Intesa triennale approvato nel maggio 2026 dalla Giunta comunale e sottoscritto da Comune di Genova, Polizia Locale – Nucleo Fasce Deboli (cosiddetto “Codici rossi”) e Centri Antiviolenza genovesi (Centro Antiviolenza Mascherona, Centro per Non subire violenza Aps e Centro Antiviolenza Pandora).
Ad oggi sono previsti in tutto 10 appuntamenti di due ore ciascuno. In attesa della conferma di partecipazione di altre scuole secondarie di II grado del territorio genovese, oltre al “Gobetti” – dove sono interessate le classi terze – gli incontri si svolgeranno nei prossimi mesi presso i seguenti istituti: Liceo Artistico Statale Klee-Barabino, Liceo Scientifico Statale Gian Domenico Cassini, I.P.S. I.S. Gaslini/Meucci.
«La violenza di genere si manifesta spesso attraverso segnali che rischiano di essere sottovalutati o normalizzati: il controllo, la gelosia possessiva, la limitazione della libertà personale. Riconoscerli è il primo passo per contrastare una cultura che troppo spesso confonde l'amore con il possesso – dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis – Per questo la prevenzione deve partire dall'educazione e dalla capacità di riconoscere i primi segnali di una relazione tossica o violenta. La scuola è un luogo fondamentale per costruire una cultura del rispetto, ma non può essere lasciata sola. Come istituzioni abbiamo il dovere di affiancare ragazze e ragazzi, ascoltarli e fornire loro strumenti concreti per comprendere il valore della libertà, del consenso e del rispetto reciproco. Il progetto va proprio in questa direzione, mettendo in rete scuole, Polizia Locale e Centri Antiviolenza genovesi. Non possiamo aspettare che la violenza diventi un'emergenza per intervenire: dobbiamo lavorare ogni giorno per prevenirla, mettendo in discussione quei modelli culturali che ancora tendono a giustificare possesso e controllo. La violenza contro le donne – sottolinea Salis – riguarda tutte e tutti noi e contrastarla significa, prima di tutto, costruire una cultura del rispetto che parta dalle nuove generazioni».
«La prevenzione della violenza comincia anche dalla capacità di riconoscerne i primi segnali, soprattutto nelle relazioni tra i più giovani – afferma l’assessora alla Sicurezza urbana e alla Polizia Locale, Arianna Viscogliosi – Con questo progetto vogliamo entrare nelle scuole non soltanto per spiegare le norme, ma soprattutto per ascoltare i ragazzi, confrontarci con loro e lavorare insieme su situazioni concrete che possono incontrare nella loro quotidianità. La collaborazione tra Polizia Locale e Centri Antiviolenza permette di unire competenze psicologiche e giuridiche, offrendo ai giovani strumenti per comprendere, riconoscere e prevenire comportamenti tossici e violenti. Educare al rispetto significa anche aiutare i ragazzi a comprendere che una relazione sana non limita la libertà dell’altro, ma la rispetta».
«La gelosia, il controllo del cellulare e dei social, i ricatti emotivi e i comportamenti possessivi – avverte Viscogliosi – non devono essere confusi con l’amore. Attraverso lavori di gruppo e l’analisi di casi concreti vogliamo aiutare i ragazzi a riconoscere i segnali di relazioni tossiche e violente, fornendo strumenti di comprensione e prevenzione».
«Il Protocollo d’Intesa che abbiamo approvato a maggio rappresenta una delle azioni che rientrano nel novero delle politiche di genere e di contrasto alla violenza che la nostra Amministrazione, da quando si è insediata, sta portando avanti, attraverso azioni intersezionali e interassessorili, soprattutto insieme ai Centri Antiviolenza e a tutte le associazioni che compongono il Tavolo Antiviolenza del Comune di Genova – spiega l’assessora alle Pari opportunità e Politiche di genere, Rita Bruzzone insieme all’assessora alle Politiche sociali, Cristina Lodi – Azioni che l’Assessorato alle Pari opportunità e Politiche di genere e l’Assessorato alle Politiche sociali traducono in iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a ragazze e ragazzi, famiglie e alla società nel suo complesso. Al centro del nostro operato resta, sempre e comunque, la priorità di azione e prevenzione con tutti gli strumenti necessari atti a prevenire, intercettare le fragilità e rimuovere gli ostacoli che impediscono alle vittime di violenza di genere di denunciare e di uscire da legami violenti, dipendenze affettive sbagliate e anche dipendenze economiche».
Al percorso formativo che si sta svolgendo al Liceo “Gobetti” partecipano attivamente anche le operatrici del Centro per Non subire violenza Aps di via Cairoli.
«Il Centro per Non subire violenza promuove e realizza da anni progetti di prevenzione e di contrasto della violenza di genere nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola dell’infanzia, nella convinzione che la prevenzione e la formazione siano strumenti indispensabili per costruire una società più equa e inclusiva – sottolinea Linda Fabbri, coordinatrice del gruppo prevenzione del Centro per Non subire violenza Aps – Per combattere la violenza di genere è indispensabile puntare sulla prevenzione, sviluppando percorsi formativi capaci di promuovere, tra studentesse e studenti, relazioni fondate sul rispetto, sull'uguaglianza, sul consenso e sul riconoscimento delle differenze».
IL CENTRO PER NON SUBIRE VIOLENZA E FOCUS SUL PROGETTO REALIZZATO AL “GOBETTI” INSIEME ALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ZUCCHERARTE
Il Centro per Non subire violenza Aps ha realizzato all’interno del Liceo Gobetti, insieme all’associazione culturale ZuccherArte, un progetto dedicato che punta a creare strumenti audio-visivi per sensibilizzare ragazze e ragazzi sui temi legati al consenso e al riconoscimento dei segnali di una relazione abusante, al fine di promuovere una cultura del rispetto tra pari e, di conseguenza, favorire la costruzione di relazioni sane.
«Per quanto riguarda le attività formative rivolte alle classi terze del Liceo Gobetti – prosegue Linda Fabbri – abbiamo sviluppato con l’associazione culturale ZuccherArte un percorso specifico che si concretizza sia nella realizzazione, insieme a ragazze e ragazzi, di contenuti audiovisivi destinati ad essere diffusi sui canali social, sia nella valorizzazione della “peer education” come strumento pedagogico educativo capace di trasformare ragazze e ragazzi in autentici agenti di cambiamento, quindi educatrici ed educatori in grado di organizzare e guidare discussioni e laboratori con i coetanei. Con questo progetto – conclude Fabbri – intendiamo quindi accompagnare le classi nel riconoscere dinamiche legate agli stereotipi e ai pregiudizi, favorendo la creazione di un ambiente scolastico inclusivo e rispettoso, e la formazione virtuosa delle cittadine e dei cittadini di domani».
Dopo un incontro introduttivo su violenza di genere, dinamiche di potere, violenza psicologica e linguaggio sessista, l’attività formativa prosegue con un laboratorio di riflessione e storytelling che prevede: la creazione di gruppi di lavoro per la condivisione e il confronto di proprie esperienze personale; la scrittura di brevi sceneggiature basate su esperienze reali o ipotetiche; la discussione su linguaggio, stereotipi di genere e comunicazione abusante.
Ne segue, a cura di ZuccherArte, la produzione di materiale audiovisivo che si concretizza nella presentazione del video alla scuola e al Centro per Non subire violenza, prima del dibattito con studentesse e studenti per riflettere insieme sui contenuti e sulle emozioni suscitate. Il filmato sarà poi diffuso sui canali social della scuola e del Centro Antiviolenza di via Cairoli.
Ultima fase del progetto si concretizza in attività di “peer education” che prevedono: la formazione di gruppi di studentesse e studenti che approfondiranno i temi affrontati nel laboratorio con il supporto del Centro Antiviolenza; l’organizzazione di incontri dove le studentesse e gli studenti formati guideranno discussioni e laboratori con i coetanei; la creazione di contenuti digitali da condividere con la comunità scolastica; la realizzazione di eventi di sensibilizzazione tra ragazze e ragazzi di diverse classi per ampliare il confronto.
Il tutto per raggiungere una serie di obiettivi tra loro interconnessi: maggiore consapevolezza sulle dinamiche di violenza e controllo nelle relazioni; creazione di prodotti di comunicazione efficace e diretto per i giovani; coinvolgimento attivo delle studentesse e degli studenti nella prevenzione della violenza di genere; potenziamento del ruolo di ragazze e ragazzi come agenti di cambiamento attraverso la “peer education”.
IL NUOVO PERCORSO FORMATIVO RIVOLTO AGLI ISTITUTI SECONDARI DI II GRADO
Il nuovo percorso formativo, inserito nel quadro dei principi della Convenzione di Istanbul in materia di prevenzione della violenza e sensibilizzazione educativa, vede la partecipazione dei Centri Antiviolenza e del Nucleo Fasce Deboli della Polizia Locale.
I Centri Antiviolenza si occupano, durante gli incontri, dei seguenti temi: dinamiche delle relazioni affettive, consenso, stereotipi di genere, comportamenti di controllo e diverse manifestazioni della violenza, offrendo a ragazze e ragazzi strumenti per riconoscere situazioni di disagio e costruire relazioni sane.
L’operato del Nucleo Fasce Deboli della Polizia Locale consentirà a studentesse e studenti di comprendere anche le conseguenze giuridiche di determinati comportamenti, affrontando temi come stalking, maltrattamenti, minacce, violenza psicologica, diffusione illecita di immagini intime e utilizzo consapevole dei social network. L’obiettivo è far comprendere ai giovani che comportamenti talvolta considerati normali all’interno di una relazione possono rappresentare segnali di sopraffazione e, nei casi più gravi, configurare veri e propri reati.
L’auspicio è che dalla collaborazione triennale tra Comune di Genova, Polizia Locale e Centri Antiviolenza cittadini possa consolidarsi un modello di prevenzione capace di coinvolgere direttamente le nuove generazioni, rafforzando la consapevolezza dei giovani e contribuendo a diffondere una cultura delle relazioni fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla responsabilità reciproca.


