
Al centro dell’iniziativa, organizzata dal Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane, il percorso verso la parità e il diritto all’identità a dieci anni dalla sentenza n. 286/2016 della Corte Costituzionale
Si è svolto questa mattina, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, alla presenza della sindaca Silvia Salis, l’incontro “La riforma del cognome dei figli e delle figlie in Italia. Genova a dieci anni dalla Sentenza n. 286/2016 della Corte Costituzionale”, dedicato all’evoluzione della normativa sul cognome e alle sue implicazioni sul piano dell’identità, della parità e dei diritti.
«La possibilità di scegliere è il primo passo verso l’uguaglianza, anche il cognome dei figli e delle figlie riguarda la libertà delle famiglie e il riconoscimento della storia delle donne. Per troppo tempo il cognome materno è stato associato a uno stigma: avere il cognome della madre voleva dire essere stato rifiutato o rifiutata dal padre: oggi deve poter essere una scelta libera e consapevole. Non si tratta di imporre una decisione, ma di garantire a ciascuno la possibilità di scegliere liberamente, superando pregiudizi e ostacoli. Ci sono famiglie che non prendono proprio in considerazione una scelta che dovrebbe diventare normale» ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, intervenuta all’apertura dei lavori.
«È da Genova che, dieci anni fa, è partita questa battaglia di civiltà, di diritti e di pari opportunità. È una battaglia delle donne, e proprio a Genova, oggi, questo percorso, che parla di diritti civili e paritari, trova una chiusura simbolica del cerchio nella scelta della sindaca Silvia Salis di dare il proprio cognome al figlio Eugenio. È un gesto che rende concreto il valore del riconoscimento dell’identità e della storia materna. E dico chiusura simbolica perché la sentenza non è ancora diventata legge, nonostante gli articoli 3 e 29 della nostra Costituzione ribadiscano il tema dell’eguaglianza e della parità – afferma l’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone –. Non si tratta di togliere qualcosa ai padri, ma di riconoscere pienamente il ruolo delle madri e il patrimonio umano e familiare che trasmettono ai propri figli e alle proprie figlie. Il cerchio si chiude simbolicamente, dunque, ma il cammino verso la piena parità non è concluso. Dobbiamo continuare a superare stereotipi e disparità, perché l’uguaglianza non resti soltanto un principio, ma trovi piena attuazione nella vita delle famiglie».
L’iniziativa, realizzata dal Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane, Co.Li.Do.Lat., in collaborazione con l’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Genova, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico e accademico e dell’associazionismo per approfondire il percorso che, a partire dalla giurisprudenza costituzionale, ha progressivamente messo in discussione l’automatica attribuzione del solo cognome paterno ai figli.
Il confronto ha preso le mosse dalla sentenza n. 286/2016 della Corte Costituzionale attraverso la testimonianza di Manuela Magalhães e Marcello Galli, promotori del ricorso che portò alla pronuncia, per allargare poi lo sguardo al percorso verso la parità sostanziale e alle questioni ancora aperte in materia di identità personale e familiare.
Tra gli interventi anche quello di Rosa Oliva de Conciliis, presidente onoraria della Rete per la Parità e dell’avvocata Susanna Schivo, patrocinatrice nel ricorso conclusosi con la sentenza n. 286/2016, dedicato al diritto dei figli e delle figlie a un’identità paritaria.
Il tema è stato approfondito anche dal punto di vista dell’attività amministrativa, con Antonio Cammisotto della Direzione Servizi Demografici del Comune di Genova, che ha affrontato la disciplina del nome e del cognome e il ruolo dell’ufficiale dello stato civile. Maria Cristina Pantone, dell’Area Politiche Sociali e Welfare Cittadino del Comune di Genova, si è invece soffermata sul significato del cognome nelle relazioni di aiuto e sui temi dell’identità, dell’appartenenza e del riconoscimento nelle storie di minori, famiglie e adulti.
A completare il programma, Maria Eugenia Esparragoza, dell’Università degli Studi di Genova e presidente di Co.Li.Do.Lat, ha proposto un confronto sul doppio cognome tra America Latina ed Europa. L'incontro si è concluso con un dibattito sui diversi aspetti giuridici, sociali e culturali legati al cognome e alla costruzione dell’identità personale e familiare.


