
Un'approfondita indagine scientifica, in collaborazione con gli istituti di ricerca e pubblicata su una prestigiosa rivista internazionale, rivela i materiali preziosi e le tecniche di bottega del celebre codice rinascimentale miniato da Francesco Marmitta
L’Offiziolo di Durazzo, straordinario Libro d'Ore rinascimentale conservato a Genova nella Biblioteca Berio, torna al centro dell'attenzione scientifica e storico-artistica mondiale.
Un team multidisciplinare di ricercatori, con la collaborazione attiva della Biblioteca Berio, ha appena pubblicato sulla rivista Applied Sciences un innovativo studio incentrato sulla caratterizzazione fisica e chimica dei materiali che compongono e decorano questo capolavoro unico al mondo.
(Articolo al link: https://www.mdpi.com/2076-3417/16/14/7051)
Il codice è stato esaminato attraverso una metodologia d'avanguardia non invasiva, che ne ha preservato l'assoluta integrità. L'analisi si è concentrata sia sulla celebre pergamena purpurea, che conferisce al volume il suo caratteristico aspetto regale, sia sul ricchissimo apparato decorativo. Grazie all'utilizzo coordinato di tecniche spettroscopiche e di imaging avanzato, i ricercatori hanno potuto letteralmente mappare i pigmenti e le sostanze impiegate dall'artista Francesco Marmitta, svelando una tavolozza di eccezionale pregio: dal prezioso blu oltremare naturale al vermiglio, dai coloranti ricavati da insetti alla malachite, fino all'applicazione magistrale di oro e argento.
«Questo straordinario risultato scientifico dimostra, ancora una volta, come le biblioteche e i musei civici non siano luoghi che semplicemente racchiudono memorie storico-artistiche, ma veri e propri laboratori attivi di ricerca, innovazione e produzione culturale - commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari - L'Offiziolo Durazzo rappresenta una gemma unica nel panorama mondiale del Rinascimento. Grazie alla sinergia tra le competenze interne della Biblioteca Berio, con il fondamentale contributo di Emanuela Ferro, e i più avanzati centri di ricerca, oggi non solo comprendiamo più a fondo le tecniche esecutive di Francesco Marmitta, ma poniamo basi scientifiche imprescindibili per la conservazione e la futura esposizione del codice. Questo approccio rappresenta un modello virtuoso che intendiamo estendere a tutto il nostro sistema culturale cittadino: lo studio e la ricerca scientifica sul nostro patrimonio sono i primi e più importanti strumenti di tutela e di reale divulgazione al pubblico».
Simili percorsi di studio e diagnostica scientifica applicati ai beni culturali sono già stati avviati e continueranno a interessare importanti capolavori custoditi nei Musei di Strada Nuova, nel Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone e nell'Archivio Storico del Comune di Genova.
