Cardinale Pietro Boetto, l'omaggio di Genova all'eroe che fermò i nazisti

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03/02/2026
Convegno cardinale Boetto-Intervento Montanari

Il convegno è stato organizzato nell'ambito della Giornata della Memoria

Claudio Critelli

Nel quadro delle iniziative della Giornata della Memoria, Palazzo Ducale ospita oggi, nel Salone del Maggior Consiglio, una intensa giornata di studi dedicata a “Il cardinale Pietro Boetto. Arcivescovo durante la Resistenza”, appuntamento che intreccia storia, memoria civile e riflessione ecclesiale nel segno di una delle figure più decisive per la Genova degli anni più drammatici del Novecento.

 

Ad aprire l'evento, patrocinato dal Comune di Genova, è stato l’assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari, che ha portato i saluti della sindaca Silvia Salis e dell’Amministrazione comunale e dato avvio ai lavori con un intervento dal forte valore civile: «Il cardinale Boetto fu una delle grandi personalità che, con un’azione umile e silenziosa, contribuì in modo decisivo a cambiare il destino di Genova durante la Seconda Guerra Mondiale - ha sottolineato l'assessore Montanari -. Fu lui a costruire il dialogo con il generale Meinhold, rendendo possibile la resa della città nella residenza arcivescovile di Villa Migone ed evitando una distruzione già pianificata, con le mine già collocate nel porto. Parallelamente, attraverso una rete capillare sul territorio e luoghi di protezione come quelli della chiesa dell’Immacolata, Boetto salvò migliaia di ebrei perseguitati dalle leggi razziali e dal regime nazifascista. La sua azione, sempre concreta e priva di protagonismo, fu guidata da una profonda forza morale e dal rifiuto della neutralità. Per questo è una delle figure più alte della storia di Genova, riconosciuta anche dal titolo di “Giusto fra le Nazioni”. Oggi ricordare esempi come il suo è fondamentale per trasmettere alle nuove generazioni il valore della scelta e della responsabilità civile, in un tempo che continua a porci decisioni non neutrali».

 

Al centro del convegno emerge il profilo di un pastore che seppe andare ben oltre la guida spirituale. Pietro Boetto, gesuita piemontese, arcivescovo di Genova dal 1938 fino alla morte, il 31 gennaio 1946, fu protagonista di una vera e propria resistenza umanitaria e morale. Durante l’occupazione nazista divenne riferimento per religiosi, laici ed ebrei perseguitati, promuovendo una rete clandestina di salvataggio - legata anche alla Delasem (Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei) - che consentì a centinaia di persone di sfuggire alla deportazione grazie a nascondigli, documenti e vie di fuga. Per questo impegno, nel 2017, è stato riconosciuto “Giusto fra le Nazioni” dallo Yad Vashem.

 

Accanto all’opera di soccorso, Boetto esercitò un decisivo ruolo di “defensor civitatis”. Fu sua la mediazione che portò il generale tedesco Günther Meinhold a rinunciare al piano di distruzione della città e del porto – già minati secondo il cosiddetto “Piano Z” – e ad avviare il percorso che condusse alla resa firmata a Villa Migone, salvando Genova prima dell’arrivo degli Alleati. Un’azione che gli valse, pochi mesi dopo, la cittadinanza onoraria conferita dal Comune.

 

Ottant’anni dopo la sua morte, la giornata di studi di Palazzo Ducale restituisce così la complessità di una figura spesso rimasta in ombra, ma centrale nella storia della città: un cardinale antifascista, vicino agli ultimi, capace di coniugare carità, attenzione sociale e lucida capacità politica.

 

L'atteso appuntamento, organizzato da Ilsrec, Università di Genova e Curia, propone un programma articolato. La sessione mattutina “Boetto arcivescovo di Genova, città che resiste e soffre”, presieduta da Carlo Morganti, ha ricostruito il contesto dell’episcopato negli anni della guerra attraverso gli interventi di storici, giornalisti e studiosi. Nel corso dei lavori pomeridiani, sotto la guida di Alberto De Sanctis, l’attenzione si sposta su “L’azione del cardinale Boetto nella Chiesa e nella società”, con contributi del mondo cattolico, della comunità ebraica e della società civile. La conclusione è affidata alla tavola rotonda “L’eredità di Boetto per la Chiesa genovese del III millennio” per focalizzare lo sguardo sul presente e sul futuro.

Ultimo aggiornamento: 03/02/2026