Polizia locale e assistenti sociali a lezione "di strada" dal Gruppo Abele

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160 dipendenti comunali studiano l’approccio con persone senza fissa dimora

Fabrizio Assandri

Quale distanza fisica rispettare quando ci si avvicina a una persona senza fissa dimora, come comportarsi nei casi di aggressività o alterazione per l’alcol, quale tono di voce usare: sono alcune delle “materie di studio” per la polizia locale e gli assistenti sociali che operano con chi vive in strada. Il Comune di Genova ha deciso di avviare un corso di formazione per fornire agli operatori una sorta di vademecum su come comportarsi nel primo approccio, spesso difficoltoso anche perché chi indossa una divisa può suscitare timore da parte di chi vive in strada. Gli operatori verranno aiutati a saper leggere le situazioni di vulnerabilità e marginalità e a individuare le migliori modalità per gestirle, disinnescando le escalation di conflitto in situazioni spesso ad alto impatto emotivo.

 

Oltre ad affinare le competenze relazionali e comunicative, l’obiettivo è di aumentare la collaborazione all’interno della rete di enti pubblici e privati che si occupano dell’accoglienza di persone straniere e non. Questo perché gli agenti di polizia locale svolgono azioni di controllo, ma prestano anche attenzione ai bisogni espressi dalle persone che incontrano. Durante il corso saranno anche approfondite le conoscenze delle risorse presenti sul territorio, per orientare al meglio le risposte ai problemi dei cittadini e affinché gli agenti non siano soli nella gestione delle situazioni critiche. Il corso Il corso sarà tenuto dal Gruppo Abele, che ha vinto una gara pubblica europea indetta dal Comune per la formazione in vari settori, dalla lotta al cyberbullismo al sostegno a chi vive una dipendenza da gioco, passando dall’accoglienza alle persone senza fissa dimora, materia in cui il Gruppo Abele ha una grande tradizione.

 

Il corso partirà a fine febbraio e sarà ripetuto per quattro edizioni. Ogni edizione è articolata in dodici ore di lezione, divise in quattro incontri di tre ore, più una giornata conclusiva seminariale. Ad ognuna delle quattro edizioni parteciperanno venti agenti di Polizia locale e venti operatori tra educatori e assistenti sociali, in tutto saranno formati 160 dipendenti comunali. Alle lezioni teoriche saranno affiancate simulazioni in aula, che nasceranno anche dei racconti delle esperienze in strada che gli agenti vorranno condividere con i colleghi.

 

Il corso parte da una precisa richiesta all’assessorato alle Politiche Socio-sanitarie fatta dalla Polizia locale. «Il reparto sicurezza urbana lavora spesso a contatto con persone che vivono un disagio sociale, che a volte è anche sanitario e psicologico – spiega il comandante della Polizia locale Gianluca Giurato -. Hanno spesso difficoltà relazionali, tanto più con persone in divisa. Al di là dei controlli di polizia, vogliamo migliorare le nostre possibilità di approccio, anche per non vanificare i tentativi di contatto fatti dalle associazioni del terzo settore, rispetto alle quali abbiamo finalità diverse, ma che possono convergere». «Investiamo sulla professionalità già molto elevata dei nostri dipendenti – dice l’assessore alle Politiche socio-sanitarie – per fornire loro tutti gli strumenti per affrontare situazioni difficili. Un buon approccio può portare a offrire alle persone senzatetto le informazioni su tutti i servizi proposti dal Comune e dalle associazioni e può aiutarle ad orientarsi».

 

L’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale sottolinea: «Questa iniziativa va nella direzione di aiutare chi ha bisogno ed è innovativa perché mette insieme più competenze per cercare di affrontare in un modo ancora più efficace il disagio sociale».

 

Il vademecum

Angela La Gioia, psicologa e psicoterapeuta del Gruppo Abele, spiega che il corso servirà «a sviluppare le competenze relazionali utili ad avere un approccio assertivo ma anche gentile. Prima di agire è molto importante saper ascoltare e osservare: il fare attento può prevenire episodi di aggressività». Per La Gioia gli operatori hanno già molte competenze, «ma bisogna superare la settorialità degli interventi». Anche per questo ai corsi di formazione parteciperanno come “studenti” gli agenti di polizia locale accanto agli operatori dei servizi sociali. «Trovo lungimirante la scelta dell’amministrazione di investire sulle cosiddette soft skill. Agli operatori, che sono le antenne sul territorio, offriremo una palestra di approccio comunicativo: rifletteremo sulla distanza fisica, per capire che è giusto fermarsi se la persona dà segnali di disagio – racconta La Gioia –. Un altro consiglio è di dare indicazioni pratiche, sull’orientamento ai servizi: spesso l’aggressività è generata dal non avere informazioni certe». E ancora: nel caso di persone in stato di alterazione da alcol «bisogna muoversi lentamente e non alzare i decibel. Inoltre bisogna tenere conto delle differenze culturali, sapere ad esempio che per alcune culture lo sguardo troppo diretto può essere offensivo».

 

Il Gruppo Abele

Il Gruppo Abele è l’associazione nata a Torino nel 1965 e fondata da don Luigi Ciotti. È una onlus che nella lotta all’emarginazione opera in molti settori, come le dipendenze, la tratta, l’immigrazione, la povertà e l’inclusione sociale, la vulnerabilità famigliare, la cooperazione internazionale.

Ultimo aggiornamento: 21/02/2020