
Sindaca di Genova: «Riconoscere il loro coraggio è un atto di giustizia. Ancora oggi resta molta strada da fare, a partire dal superamento del gap salariale»
«Riconoscere il ruolo delle donne nella storia, e in particolare nella Resistenza, è un atto di giustizia necessario. Per troppo tempo il loro straordinario coraggio è rimasto confinato 'dietro le quinte', privandole del ruolo di protagoniste che spettava loro. È nostro dovere raccontare ai giovani che alle donne, anche in quegli anni, fu richiesto un supplemento di coraggio, spesso superiore a quello degli uomini. Ogni occasione in cui accendiamo un faro su questa memoria storica deve servire anche a ricordarci quanta strada resti ancora da percorrere nel presente, a partire dal superamento del gap salariale. Chi oggi ha l'opportunità di ricoprire ruoli di rilievo nella società ha anche il dovere morale di farsi voce di tutte le donne della sua città o del Paese, di ricordarsi della fatica che fanno ogni giorno per ottenere spesso troppo poco, rispetto agli sforzi che fanno».
Così la sindaca di Genova, in apertura dell’iniziativa Donne radici di marzo, fiori di resistenza, che si è svolta oggi pomeriggio a Palazzo Tursi in occasione della Giornata Internazionale della Donna.
La giornata, organizzata dalle sezioni ANPI di Regione Liguria, Oregina, Centro storico, Lagaccio, Castelletto e dal Circolo ricreativo culturale via Sertoli, ha avuto come protagonisti Giordano Bruschi, il Partigiano Giotto ed Enrichetta Canepa, figlia del comandante Partigiano Giovanni Battista Canepa, nome di Battaglia Marzo.
Intervistato dalla giornalista, scrittrice e presidente della commissione Cultura del Consiglio comunale, Bruschi ha ricordato il ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza, donne che, spesso in silenzio, hanno lottato anche per cambiare il loro ruolo nella società.
Da Teresa Mattei, una delle 21 Madri Costituenti, ad Ada Gobetti, indomita combattente e moglie di Piero Gobetti, morto a causa delle violenze subite. E ancora, Angiolina Berti, Partigiana Marietta, che ha fondato gli ospedali partigiani.
Enrica Canepa, la più giovane Partigiana italiana, ha ricordato la sua infanzia in montagna insieme al padre e alla madre Maria Vitiello, che con la divisione Cichero visse tutta la lotta antifascista e che, nonostante il parere contrario dei compagni, insieme alla sua bambina raggiunse Genova per festeggiare la Liberazione, a bordo di un carro trainato da un cavallo.
