
Approvata la modifica ai criteri di accesso: stessi punteggi per i bambini residenti con genitore e per quelli in affido o preadozione
Su proposta dell’assessora ai Servizi educativi Rita Bruzzone, la Giunta ha approvato una modifica ai criteri e ai punteggi per l’accesso ai servizi educativi comunali 0-6 anni, introducendo una misura che garantisca equità e tutela ai minori in affido familiare o preadottivo.
Il provvedimento equipara il criterio “Bambina/o in affido familiare o preadottivo” a quello “Bambina/o residente con almeno un genitore nel Comune di Genova”, attribuendo a entrambi un punteggio pari a 26 punti.
La decisione nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale di rendere coerente il sistema di accesso ai servizi educativi con la normativa nazionale e con il principio del superiore interesse del minore, evitando differenze di trattamento legate alla modalità di inserimento nel nucleo familiare.
«Le istituzioni hanno il dovere di riconoscere la realtà delle famiglie e dei percorsi di vita dei bambini e delle bambine, soprattutto quando sono più delicati e hanno bisogno di maggiore attenzione - dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis - l’affido famigliare e il percorso preadottivo non possono diventare, nemmeno indirettamente, un elemento di svantaggio nell’accesso ai servizi. Parliamo di minori che devono trovare nelle istituzioni stabilità, protezione e continuità. Questo provvedimento è una misura coerente con l’idea di una città che non lascia indietro nessuno e che mette i diritti dei più piccoli al centro delle proprie decisioni».
«Con questo provvedimento - spiega l’assessora ai Servizi educativi Rita Bruzzone - il Comune di Genova compie un passo importante nella direzione dell’equità e della tutela dei diritti dei minori. Abbiamo voluto adeguare i criteri di accesso ai servizi educativi riconoscendo pari dignità e pari opportunità ai bambini e alle bambine in affido familiare o preadottivo, garantendo loro gli stessi standard di protezione e accesso ai servizi essenziali. È una scelta di responsabilità amministrativa ma anche di attenzione concreta verso i percorsi di accoglienza e inclusione delle famiglie affidatarie».
