Cultura, "Giulio Cesare Procaccini. Gli Apostoli riuniti", a Palazzo Rosso

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06/03/2026
Il dipinto raffigurante San Bartolomeo di Giulio Cesare Procaccini

Dopo oltre 350 anni, le sei tele superstiti degli Apostoli di Procaccini si riuniscono nei Musei di Strada Nuova

Silvia Stefani

Apre sabato 7 marzo, e rimarrà allestita fino al 19 luglio nei Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso, la mostra Giulio Cesare Procaccini. Gli Apostoli riuniti, a cura di Raffaella Besta, Odette D’Albo, autrice con Hugh Brigstocke della monografia dedicata al pittore (2020), e Marco Franzone, cui si deve il ritrovamento dei dipinti con San Pietro e San Bartolomeo, oggi in due differenti collezioni private.

 

L’esposizione, realizzata con il supporto della Galleria Goldfinch Fine Arts, è un’occasione eccezionale per riunire, dopo oltre 350 anni, le sei tele superstiti della straordinaria serie degli Apostoli commissionata a Giulio Cesare Procaccini (1574-1625) dal patrizio genovese Giovan Carlo Doria (1576-1625), suo più importante committente, mentre i dipinti raffiguranti San Pietro e San Bartolomeo vengono presentati al pubblico per la prima volta.

 

«La riunione di tutti gli Apostoli di Procaccini attualmente noti, sei dei dodici realizzati dall’artista, non è soltanto un evento espositivo di rilievo internazionale, ma un atto di ricomposizione della memoria artistica della città – sottolinea l’assessore alla Cultura – Esporre insieme queste opere dopo oltre tre secoli, significa restituire al pubblico un frammento fondamentale della nostra identità culturale e del collezionismo genovese del Seicento. Palazzo Rosso e i musei genovesi si confermano così luogo privilegiato di studio, valorizzazione e dialogo tra istituzioni pubbliche e realtà private, in un progetto che unisce ricerca scientifica, tutela e grande divulgazione. Giovan Carlo Doria è stato un personaggio dalla personalità straordinaria come raccontano inequivocabilmente le sue passioni artistiche, il suo rapporto personale e strettissimo con grandi pittori del suo tempo come Simon Vouet, Pieter Paul Rubens e lo stesso Procaccini. Proprio il pittore emiliano “naturalizzato” lombardo diventa una delle sue passioni più travolgenti, tanto da spingere l’aristocratico genovese a raccogliere decine di suoi dipinti nella sua sterminata galleria di tele. Questo incontro pittorico è, in conclusione, un invito a riscoprire il ruolo di una Genova città della cultura, che è stata e può essere ancora capace di grande committenza artistica, soprattutto nelle età di repentino cambiamento come fu il primo Seicento e come è la nostra epoca attuale».

 

La mostra è anche un’occasione per approfondire lo straordinario rapporto tra Procaccini — maestro capace di fondere la grazia di Antonio da Correggio e Parmigianino con l’esuberante energia di Pieter Paul Rubens — e Doria, uomo di cospicue ricchezze, terzo figlio dell’abile mercante e doge Agostino Doria e tra i più raffinati collezionisti della Genova di primo Seicento.

 

Nel suo palazzo in vico del Gelsomino (oggi vico Monte di Pietà), non più esistente, Giovan Carlo Doria giunse a radunare oltre 60 opere di Procaccini, contribuendo in modo determinante alla diffusione del suo linguaggio nella pittura genovese del XVII secolo, da Bernardo Strozzi a Domenico Piola. Secondo le fonti, nel 1618 Procaccini soggiornò presso il collezionista per eseguire la sua più prestigiosa commissione nella Superba: la monumentale Ultima Cena per la chiesa della Basilica della Santissima Annunziata del Vastato.

 

Entro il 1621, Doria commissionò al pittore un grandioso ciclo raffigurante i dodici Apostoli, in origine completato dalle effigi di Cristo e della Vergine. L’idea, verosimilmente, si ispirava al celebre ciclo realizzato da Pieter Paul Rubens per il duca di Lerma tra il 1610 e il 1612, oggi conservato al Museo del Prado.

 

Dopo la morte del collezionista e del suo unico figlio, le raccolte vennero divise tra gli eredi e con esse gli Apostoli, ricordati per l’ultima volta ancora uniti nel 1674. In seguito alla dispersione, alcune tele andarono perdute o risultano tuttora irreperibili, mentre quattro — San Simone (o San Giuda Taddeo), San Paolo, San Matteo e San Tommaso — entrarono nel 1874 nelle collezioni di Palazzo Rosso.

Ultimo aggiornamento: 06/03/2026