Pensare all’architettura non come la mera produzione di edifici, ma come un atto sociale, etico e culturale in cui il carcere diventa la lente con cui confrontarsi con istituzioni complesse e le controversie della società, interrogando il modo in cui lo spazio dà forma alle idee di giustizia, potere, controllo, dignità e alla possibilità di reintegrazione.
























